DUCA LAMBERTI La mala milanese secondo Scerbanenco

Nel libro anche le trame del quinto e sesto romanzo che avrebbero continuato la saga

«Per Scerbanenco, mio compagno di vita, Duca Lamberti era il suo alter ego, quello che lui avrebbe voluto essere sia fisicamente sia psicologicamente. Giovane, bello, alto magro, bruno, forte: un romagnolo esplosivo e irriducibile, senza paura con lo sguardo cattivo ma dolcissimo negli affetti familiari. Sicuro e deciso. Unica sua incertezza la difficile scelta fra l’essere poliziotto o medico». Così, Nunzia Monanni, ricorda Giorgio Scerbanenco e il suo Duca Lamberti, l’indimenticabile protagonista di Venere privata, Traditori di tutti, I ragazzi del massacro e I milanesi ammazzano al sabato. Quattro romanzi pubblicati fra il 1966 e il 1969 che letteralmente rivoluzionarono la letteratura noir italiana e che sono divenuti nel tempo pietre miliari di riferimento per più generazioni di lettori e narratori. In quelle storie come ben sottolineava nel 1968 il critico del giornale francese Le Combat: «soffocata dal caldo, madida di pioggia o persa nella nebbia ma sempre velenosa, Milano diviene una grande città mitica!». Ed è proprio a più di quarant’anni dalla sua nascita che l’eroe protagonista di quelle storie di Scerbanenco riappare in un’antologia speciale intitolata Il ritorno del Duca (Garzanti) e che contiene non solo sedici omaggi di autori italiani contemporanei (che reinterpretano con passione questo personaggio chiave della storia del noir europeo) ma anche le trame complete del quinto e del sesto romanzo che avrebbero proseguito quella saga se solo Scerbanenco non fosse prematuramente scomparso nel 1969. I titoli di queste opere sono: I pulcini e il sadico (ma l’autore aveva anche ipotizzato: I signori muoiono in silenzio, So morire da me e Safari per un mostro) e Le sei assassine (del quale viene proposto in volume oltre alla sinopsi anche il primo capitolo autografo rimasto incompiuto).
Nella prima storia scopriamo che Duca Lamberti, riammesso nell’ordine dei medici si sarebbe sposato con la sua amata Livia Ussaro. Seguiamo così, passo a passo, la luna di miele dei neosposini in Francia (un luogo non particolarmente amato da Duca). Il loro viaggio in auto si trasforma presto in incubo visto che i due si troveranno ad occuparsi, loro malgrado, del caso di un assassino e seviziatore di bambini, abituato ad abbandonare i corpi delle sue vittime in riva ai fiumi. Nel secondo abbozzo di romanzo troviamo invece Lamberti alle prese con un giallo enigmatico: l’omicidio del playboy Goffredo Borsaris della cui morte sono sospettate sei misteriose donne a causa di un’enigmatica lettera anonima. Le due trame preparate da Giorgio Scerbanenco sono molto precise e dettagliate ed è molto probabile che lo scrittore, come era nel suo stile, le avrebbe seguite nel minimo dettaglio. Per quanto riguarda invece i racconti-omaggio (firmati da Giuseppe Pederiali, Sergio Altieri, Nunzia Monanni, Claudia Salvatori, Diana Lama, Ben Pastor, Matteo Bortolotti, Leonardo Gori, Ernesto G. Laura, Alberto Colitto, Biagio Proietti, Diego Zandel, etc.) contenuti ne Il ritorno del Duca, il curatore del volume Gianfranco Orsi spiega come tutti gli autori coinvolti abbiano aderito immediatamente con entusiasmo all’operazione. «C'è chi ha privilegiato il personaggio di Mascaranti; chi ha fatto incontrare Arthur Jelling e con Duca Lamberti; chi ha sdraiato il Nostro sul letto dello psicanalista Musatti; chi lo ha coinvolto nel periodo più buio del terrorismo; chi ha imbarcato un Duca Lamberti avanti negli anni su una nave da crociera nel Mediterraneo; chi lo ha ringiovanito agli anni universitari e chi a quelli dell’infanzia, mettendone già in risalto le doti di investigatore...».
Ed è sintomatico che molti dei racconti puntino sul ruolo di medico di Duca Lamberti a partire da Medicina Nera di Sergio Altieri che apre la raccolta. Duca è divenuto consulente di patologia forense e ci appare nelle prime pagine mentre rende omaggio alla tomba della sua Livia Ussaro. «Un eroe bruciato - come racconta Sergio Altieri - oltre la soglia di un ennesimo “Secolo Maledetto”. Un guerriero ormai canuto. Ma che comunque non esita a “scrutare nell’abisso”». Un medico capace di combattere con le sue stesse armi un terribile caif della megamafia nigeriana, un uomo molto diverso da quello che ci appare in una storia come La bionda della valanga di Nunzia Monanni. Dove lo vediamo all’opera «in un reparto di chirurgia d’urgenza, dove ha a che fare non solo con incidenti, traumi e malattie acute, ma anche con vittime, e artefici di crimini violenti; e, naturalmente, con la polizia». Ed è curioso che lo sceneggiatore e regista Biagio Proietti abbia deciso di ripercorrere nel suo racconto La morte risale a ieri sera la lavorazione cinematografica dell’adattamento de I milanesi ammazzano al sabato da lui stesso sceneggiato nel 1970. Sul set del film si aggira proprio Duca Lamberti che assiste alla realizzazione di una fiction dedicata a una delle sue più drammatiche indagini e si trova a muoversi fianco a fianco del regista Puccio Linari (sotto le cui mentite spoglie Proietti cela il vero Duccio Tessari) che gli chiede di fare da consulente per la realizzazione della pellicola. E sempre Duca si troverà anni dopo sull’ambulanza che troverà morto suicida l’attore Mark (nel quale è facile riconoscere il Frank Wolff della realtà) che aveva interpretato il suo ruolo al cinema. In queste tre storie sintomatiche troviamo tre elementi basilari del dna di Duca: la rabbia, il coraggio e la pietà!