«Ma al Ducale e al Modena è caduto il muro»

(...) dunque, anche se non mi fido perché conosco bene le tattiche dell'establishment culturale di sinistra: appeasement quando è possibile, il nemico si cheta e le acque tornano navigabili a piacimento. Dai il bocconcino al cagnone così smette di abbaiare. E poi, di nuovo, giù palate ideologiche! Detto questo l'obiettivo del mio intervento precedente era mettere in evidenza una palese mistificazione. Tu giustamente mi parli di onestà intellettuale. Io ti rispondo: è intellettualmente onesto per colui che dirige in totale autonomia buona parte della produzione culturale della città, spacciare per artista indimenticabile, caposaldo del '900, un pittore decisamente minore come Hoffmann? È corretto, per staccare qualche biglietto in più, raccontare ai genovesi che si tratta di una grande mostra in grado di sprovincializzare la città? Per chi d'arte s'intende, sarebbe un po' come dire che la Sestrese gioca in Coppa dei Campioni e che il suo centravanti è forte come Milito. Se devo essere sincero l'opinione che mi sono fatto di Borzani è la seguente: onesto, buon contabile, buona capacità di realizzare manifestazioni con pochi soldi, discreta abilità politica nella gestione dei rapporti. Ma scarsa competenza artistica, pochissima creatività, orizzonti ristretti e ambizioni limitate. Un manager della cultura (perché tale è Borzani), oggi non può prescindere da una profonda conoscenza dei media, della storia dell'arte novecentesca e contemporanea, del panorama internazionale nel settore artistico. Tutto ciò mi risulta irrintracciabile nella gestione de cuius. Insomma credo che il professor Borzani possa rappresentare un valido ponte tra il passato disastroso e un futuro più radioso, nelle mani di qualcuno più giovane, più dinamico, più, concludendo, all'altezza del compito.