«Tra Ducati e Bonomi è quasi fatta»

Il presidente Federico Minoli rimane in sella e conferma che le trattative sono alle battute finali

nostro inviato a Tokio

«La trattativa per la cessione della maggioranza di Ducati alla società Investindustrial della famiglia Bonomi va avanti e ci auguriamo che la questione sia definita entro la fine dell’anno. Chi compra ci sta bene, la decisione è stata presa, ma ad andare per le lunghe è ora la negoziazione». Federico Minoli, presidente e amministratore delegato di Ducati, ha fretta di definire il futuro dell’azienda motociclistica bolognese. In questa intervista al Giornale, Minoli fa capire come la futura proprietà abbia fiducia negli attuali dirigenti. «Alcune delle persone presenti in questo momento nel gruppo Bonomi - spiega - conoscono bene Ducati e tutto il management».
A questo punto, presidente, per lei si prepara un nuovo corso ancora in sella a Ducati…
«Posso solo rispondere che per me si tratta di un lavoro importante e divertente».
Una volta definito il nuovo assetto azionario, quale sarà la priorità per l’azienda?
«Prima di tutto dovremo capire in quale direzione va il mercato. La situazione, infatti, è in piena evoluzione. Strategie e decisioni saranno sempre di pertinenza del management. Non mi aspetto che qualcuno ci dica cosa dobbiamo fare».
Ci saranno cambiamenti di strategie?
«Ducati resterà Ducati. Non ci saranno stravolgimenti».
Un fatto è certo: con l’ingresso di Bonomi, l’azienda resta italiana…
«In qualche modo Ducati diventa più italiana, visto che l’attuale azionista Tpg è americano».
A proposito del fondo Texas Pacific Group: gli americani manterranno una partecipazione?
«Non penso, ma bisogna chiederlo a loro».
È da maggio, quando il Giornale ha anticipato che la maggioranza di Ducati era in vendita e che tra i possibili acquirenti c’era la Investindustrial, che avete i riflettori puntati…
«L’azione è salita molto. Penso che il mercato abbia già scontato l’acquisizione e, quindi, non mi aspetto grandi movimenti».
Il prezzo di vendita?
«Ovviamente è una questione che passa sopra la mia testa».
Al Tokio Motor Show sono presenti solo due costruttori italiani: voi e Moto Guzzi…
«Nel mercato giapponese, il terzo per noi dopo Italia e Stati Uniti, Ducati è la seconda marca straniera alle spalle di Harley-Davidson. A Tokio siamo presenti direttamente: a capo di Ducati Japan c’è un italiano, Fabrizio Cazzoli. In questo Paese vendiamo 3.500 moto l’anno. La presenza di circa 200 giornalisti, di cui un centinaio non specializzati, al lancio delle Sportclassic testimonia l’interesse di questo Paese verso la moto italiana».