«Ducati senza trucchi ed è già pronta a vincere il mondiale»

da Shangai
Ogni volta che vince la Ducati, è come una magia che si avvera. Senza nulla togliere alle Case giapponesi, il trionfo della rossa a due ruote ha un significato particolare: perché la Ducati vende meno di 40.000 moto all'anno, contro le otto milioni della Honda, perché la Desmosedici ha iniziato la sua avventura in MotoGP soltanto cinque anni fa e perché è dal 1973 che una moto italiana non riesce a conquistare il titolo costruttori della massima cilindrata. Dietro ai successi della Ducati ci sono persone straordinarie, come l'ingegnere Filippo Preziosi, che ha dedicato tutta la sua vita alle moto e ha costruito un quattro cilindri così potente da far rimanere male gli imperturbabili tecnici giapponesi. O come i meccanici in pista, straordinari per devozione e attaccamento alla maglia. Un trionfo di squadra, partito da lontano, come spiega Livio Suppo, responsabile del progetto MotoGP.
«Abbiamo cominciato a lavorare su questa idea nel 2001. Claudio Domenicali (ad di Ducati, ndr) ha presentato dei progetti sapendo benissimo che affrontare un campionato diverso da quello SBK (destinato alle moto derivate dalla serie, dove la Ducati domina, ndr), sarebbe stata una grande opportunità. Ma sapevamo benissimo che non potevamo andare in MotoGP senza essere protagonisti. Infatti, già nel 2003, al debutto, abbiamo vinto una gara e anche allora la nostra moto era velocissima, più rapida in rettilineo di tutte le altre. Adesso sono tutti impressionati dalle prestazioni della Desmosedici, ma quella della potenza è sempre stata una nostra caratteristica».
È un sogno vedere la GP7 così competitiva?
«Parlare di sogno è riduttivo, perché dietro ai successi c'è l'enorme lavoro di un gruppo. È vero però, che ancora fatico a credere che abbiamo vinto tre gare su quattro del 2007 e sette sulle ultime dieci disputate».
Cosa ha determinato questo salto di qualità?
«Soprattutto l'esperienza. Il nuovo regolamento, ci ha imposto di cambiare completamente la moto, di modificare il telaio e il motore, evidentemente con buoni risultati».
Cioè siete stati favoriti da un regolamento che non volevate e che vi è stato di fatto imposto dalla Honda.
«In effetti è così».
Anche la scelta delle gomme Bridgestone, era un azzardo, si sta rivelando vincente.
«Scelta rischiosa ma inevitabile. Per battere un pilota come Rossi, in grado di vincere nel 2004 con la Yamaha che nell'anno precedente non era mai salita sul podio, devi inventarti qualcosa. Siccome era impossibile pensare di costruire un mezzo nettamente superiore alla Yamaha, l'unica carta da giocare era quella delle gomme e di puntare su piloti di valore come Capirossi e Stoner».
Adesso la superiorità della Ducati in rettilineo è così schiacciante, che qualcuno mette in dubbio la vostra regolarità: le fanno male questi sospetti?
«Dispiace certo. Le verifiche in Qatar, Turchia e Cina a benzina e cilindrata dovrebbero aver tolto ogni dubbio. In Italia, bisognerebbe essere orgogliosi di quello che sta facendo la Ducati».
Suppo, siete pronti per il titolo mondiale?
«Credo di sì. Abbiamo corso su quattro piste molto differenti tra di loro e siamo stati sempre competitivi. Questo non significa che vinceremo sicuramente, ma che ce la potremo giocare».