Ducati, una sfida nata alla mensa aziendale

Si narra che la grande avventura iniziò grazie a un sondaggio spontaneo in sala mensa: «Andiamo in MotoGp oppure no?» fu il quesito posto al campione statistico altamente selezionato di dipendenti rossovestiti. «Si va» fu la risposta nascosta nel brusio d’approvazione nascosto fra un tintinnare di forchette e coltelli e bicchieri pronti al brindisi. Quel giorno la Ducati e i suoi mille dipendenti decisero di avventurarsi nel motomondiale.
Il presidente della Ducati motor holding, Federico Minoli, giusto per sottolineare come le grandi gioie siano a volte figlie di decisioni folli, ama dire che il personale della sua azienda si divide tra «pazzi e completamente pazzi». Per esempio il direttore tecnico, Filippo Preziosi, per esempio l’amministratore delegato Ducati Corse, Claudio Domenicali. Pazzi che vincono. Di più. Pazzi che organizzano visto che in Ducati si fa largo uso delle tecnologie più avanzate anche per valutare i piloti. Cuore e tecnologia, per non sbagliare. Perché nessuno a Borgopanigale, nobile periferia bolognese, ha dimenticato gli anni Settanta, quelli della gestione statale o parastatate che dir si voglia, gli anni in cui ci si recava in azienda convinti che fosse l’ultimo giorno. E guarda caso, un’azienda che si divide tra pazzi e completamente pazzi non poteva che essere salvata da un folle, grandioso visionario come Claudio Castiglioni, patron Cagiva. Successe tutto nel 1985. Il resto è storia di belle moto, di questo cuore desmodromico (il sistema di distribuzione Ducati che pulsa dal 1958), un cuore che riconosceresti anche in mezzo al parcheggio del supermercato. Il resto è la storia delle vittorie e dei mondiali in Superbike, del fondo d’investimento texano che ne rilevò la proprietà. Il resto è la vittoria di ieri e la novità dell’altro ieri, quando ai primi di marzo il fondo della famiglia Bonomi ha rilevato il controllo della Ducati, dando alla Rossa a due ruote quel tocco d’italianità in più. E Carlo Bonomi, figlio di Anna Bonomi Bolchini, la famosa «lady finanza» scomparsa nel 2003, proprio ieri era a Jerez, vestito di tutto punto con la t-shirt d’ordinanza rossa e vincente, preso anche lui da quel virus desmodromico che rende un po’ pazzi.
Perché solo chi si divide «tra pazzi e completamente pazzi» può vincere tre degli ultimi sette Gp e dirsi scontento visto che «Gibernau è stato tradito dall’elettronica e noi lo volevamo sul podio» si sfoga Livio Suppo, il direttore sportivo che dall’inizio gestisce l’avventura della Rossa nel motomondiale. E solo i completamente pazzi possono puntare al titolo negli anni di Rossi cannibale e della Honda colosso. A proposito della Honda, a Borgopanigale dicono «che le sue moto nascono in fabbrica, le nostre sulla Futa», la strada simbolo di ogni motociclista che sgasa tra Bologna e Firenze. Ecco, ieri Jerez sembrava la Futa. Parola di Loris e di tutti gli altri pazzi.