Ducati spaventa i colossi «Noi piccoli ma cattivi»

E’ la frase del presidente Minoli dopo l’impresa di Capirossi. Così l’alto artigianato italiano fa ombra ai marchi giapponesi. Una sfida affascinante, seguita in Tv da sette milioni di tifosi

Nanni Scaglia

da Jerez de la Frontera

Il miracolo italiano si materializza sotto forma di una moto rossa con la scritta Ducati sul serbatoio, costruita a Borgo Panigale, periferia di Bologna. È lì, in un reparto corse nel quale lavorano circa 110 persone, che nasce la Desmosedici GP6, la belva da 240 cavalli che domenica a Jerez, guidata da Loris Capirossi, ha battuto i colossi mondiali delle due ruote. L’impresa è stata seguita in Tv da 7 milioni di spettatori. Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki sono dei giganti industriali, che a volte però soccombono di fronte alla tecnologia e alla bravura italiana.
In 125 e in 250, le categorie minori del motomondiale, questo miracolo si ripete spesso e volentieri, e anche domenica entrambe le cilindrate sono state dominate dall'Aprilia, piccola Casa costruttrice di Noale che dall'anno scorso fa parte del gruppo Piaggio. Ma in MotoGP è più difficile, perché i giapponesi considerano la classe regina fondamentale per lo sviluppo tecnico e per il ritorno di immagine che scaturisce da un successo con le quattro tempi da 990 centimetri cubi, con un enorme investimento in soldi e risorse umane. Ma in Ducati non hanno paura di niente, come sintetizza perfettamente il presidente Federico Minoli: «Siamo piccoli, ma cattivi».
In questo pensiero c'è tutto lo spirito di una Casa che ha fatto e fa delle corse il suo fiore all'occhiello e che da anni si batte, vincendo, nel mondiale Sbk, il campionato del mondo per moto derivate dalla serie. Anche lì corrono Honda e Yamaha, Suzuki e Kawasaki, ma è la Ducati la moto ad aver vinto più gare e titoli. Successi anche strepitosi che hanno spinto Minoli e gli ingegneri del reparto corse ad entrare nel 2003 nella MotoGp, la categoria più difficile e tecnologicamente esasperata del motociclismo mondiale. Quello che sembrava un azzardo, una scommessa un po' folle, si sta rivelando una scelta azzeccata.
Già nella stagione del debutto, la Ducati riuscì a conquistare un Gp, mentre l'anno scorso, dopo un 2004 da dimenticare, la rossa di Borgo Panigale si è tolta la soddisfazione di vincere ben due volte, di cui una addirittura in Giappone, a casa del nemico. Una bella soddisfazione. Ma in Ducati non si accontentano. «Questo successo non cambia niente, perché noi scendiamo sempre in pista per vincere, non per partecipare» è stata la sfida lanciata dal presidente mentre Capirossi saliva sul gradino più alto del podio di Jerez. E a Borgo Panigale, giustamente, sono convinti che il successo di Loris sia tutt'altro che casuale.
«Abbiamo fatto un bel passo in avanti con la moto - spiega l'ingegnere Filippo Preziosi, il responsabile del progetto MotoGp - e anche le gomme Bridgestone sono molto più competitive. Rispetto alla Desmosedici dell'anno scorso, la GP6 è più facile da guidare, ha una migliore base sulla quale lavorare ed è il concentrato di quattro anni di gare. Ma c'è ancora da fare, bisogna cucirla meglio addosso alle richieste dei piloti».
Anche l'affidabilità è elevata, nonostante Sete Gibernau domenica sia stato costretto al ritiro dopo soli tre giri, a causa di un problema al sensore del cambio, il classico particolare da pochi euro. Senza quel banale inconveniente, la Casa italiana avrebbe potuto piazzare addirittura due moto sul podio, in un'impresa che sarebbe diventata epica. Ma i test invernali e la prima gara stagionale hanno dimostrato che la Ducati c'è e può lottare tutta la stagione per risultati importanti. «Molto dipenderà dal rendimento delle gomme Bridgestone - è l'analisi di Valentino Rossi -: se saranno competitive come lo sono state a Jerez, allora la Ducati e Capirossi possono essere veramente pericolosi». Anche in Bridgestone sono convinti che la prestazione spagnola non rimarrà isolata.
«È la prima volta che vinciamo in Europa - si frega le mani Hiroshi Yamada, responsabile in pista della Bridgestone - e la prestazione di Capirossi conferma che siamo sulla strada giusta. Credo che per noi sarà una stagione positiva».