Duccio Garrone, urla nel silenzio in una città malata di ignavia

(...) non ci stanchiamo mai di ricordare: dalla Samp al Carlo Felice, dal progetto che avrebbe fatto di Genova una città all’avanguardia nel modello turistico alla Fondazione Garrone (che questa settimana ha presentato l’interessante iniziativa sulla storia di Genova), Duccio c’è.
Magari ingombrante, magari suo malgrado, magari isolato, ma c’è. E dimenticarsi questo è un’offesa alla verità dei fatti e all’onestà intellettuale nel raccontare la storia della nostra città.
Ma, stavolta, andiamo oltre. Oltre la gratitudine che Genova dovrebbe a Garrone e che non gli dà.
Perchè l’ex numero uno della Erg ed ex presidente di Confindustria non ha paura delle sue idee. Non ha paura di gridare al mondo ciò in cui crede. Non ha paura di prendere posizione: dura e pura, senza maschere, senza diplomazie. Oddio, a volte, un po’ di diplomazia aiuterebbe Duccio e le sue battaglie. Ma è fatto così e bisogna prenderlo così.
Perchè le esternazioni che fa hanno sempre la passione come massimo comune denominatore e minimo comune multiplo contemporaneamente. E in questa città c’è così poca passione e così tanto cinismo che chi sfodera la prima, magari oltrepassando la modica quantità, va comunque elogiato.
Soprattutto, Garrone è uno che non si risparmia qualsiasi sia il tema in discussione Antonio Cassano, gli arbitri, Antonio Matarrese, Stefano Zara, Paolo Corradi, lo stadio... Duccio non conosce mezze misure, nel suo Dna non ci sono equilibrismi dialettici, le sfumature verbali non sono il principale dei suoi beni culturali.
Questo, talvolta - occorre dirlo chiaramente - non giova nemmeno alle cause sostenute da Garrone. E altrettanto chiaramente occorre dire che alcuni dei beneficiati delle esternazioni, uno su tutti, non hanno ricambiato in alcun modo tanto affetto e passione da parte di Duccio.
Eppure, fatte tutte queste precisazioni e ribadito che non condivido tutto ciò che fa e dice Duccio (credo che sia umanamente impossibile), dico altrettanto chiaramente che se Genova avesse più Garrone e meno funamboli dei piedi in due scarpe, sicuramente Genova sarebbe migliore. Più viva, più combattiva, più calda. Più forte, in una parola.
Perchè magari a volte sbaglia la misura dell’intervento, ma Garrone ha la grande capacità di andare a bersaglio, di fare punto. Penso, ad esempio, alla battaglia verbale contro i comitati e i partiti del no sempre e comunque, che questa città la stanno rovinando da vent’anni, nel silenzio di istituzioni che non hanno il coraggio di urlarlo, ma ne sono ostaggio.
Il resto è Mus-e. Sul cui progetto vi invito a leggere l’intervista a Garrone di Monica Bottino nelle pagine nazionali. Parole che fanno perdonare a Duccio qualsiasi eccesso di esternazione passato, presente e futuro. Parole vere, di cuore.
È (anche) da questi particolari che si giudica un imprenditore.