Un Duce di zucchero torna a Piazzale Loreto

La provocazione dell’ artista toscano Bartalini: teste di Mussolini alte 5 metri, verdi bianche e rosse. L’assessore Sgarbi: proposta da valutare

Un ritorno grottesco attende piazzale Loreto. Il Duce riappare in piazza, questa volta però sotto forma artistica. E commestibile per di più. Delle statue di zucchero alte 5 metri, rosse, verdi e bianche, infatti, potrebbero essere esposte in piazzale Loreto questo autunno. L’idea, che di dolce ha ben poco, è firmata Alberto Bartalini, architetto e curatore della mostra «Nevrotici metropolitani» inaugurata ieri in piazzale Duca d’Aosta a Milano. Le 40 statue colorate dell’artista svizzero Kurt Laurenz Metzler, infatti, sono state portate in città proprio dall’eccentrico artista toscano, che, desideroso di stupire e di provocare Milano, ha proposto all’assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, di esporre le sue enormi teste del Duce che molto ricordano quella dello scultore futurista Renato Bertelli (1900-74), Profilo del duce.
«Bartalini mi ha fatto questa proposta per la Bella Estate milanese, ma non ha fatto in tempo a terminare il progetto. La filosofia della Bella Estate, infatti, è di portare l’arte all’aperto: così abbiamo fatto con le statue di Fernando Botero in piazzetta Reale, con le sculture luminose di Marco Lodola in corso Vittorio Emanuele, con quelle in bronzo di Ivan Theimer in piazza Duomo. Piazzale Loreto è rimasta sguarnita, ma non è detto che le statue di Bartalini non saranno esposte la prossima estate o addirittura questo novembre. Sia chiaro - ci tiene a precisare il critico - non è stata una mia idea. Ho ricevuto la proposta e la valuterò perché mi sembra divertente. La cultura è imprevedibile e come ho detto al sindaco Moratti anche a proposito della mostra Vade Retro, l’idea non nasce dal mio desiderio di provocare. Ma questo non mi impedisce di ascoltare le proposte arrivano». «Trovata divertente» la parola chiave che farà gelare il sangue nelle vene a Letizia Moratti, che proprio per oggi ha in agenda un incontro con il vulcanico assessore per mettere la parola fine all’affaire «Arte e omosessualità», tutt’ora chiusa al pubblico ma pronta ad aprire da un momento all’altro a Palazzo della Ragione.
C’è da dire che gli spunti a Sgarbi non mancano mai. È di ieri infatti una seconda eversiva proposta sul delicatissimo tema arte e politica: I funerali di Pinelli di Enrico Baj, opera che ebbe un destino alquanto profetico, in quanto venne esposta nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale il giorno prima l’omicidio del commissario Calabresi (ucciso il 17 maggio 1972) e ritirata il giorno dopo da Giorgio Marconi, il gallerista proprietario dell’opera. Ora lo stesso Giorgio Marconi vorrebbe esporla di nuovo a Milano. In quella Milano che, per volontà del sindaco Moratti, gli ha dedicato proprio quest’anno, dopo 35 anni di silenzio istituzionale, una targa in largo Cherubini, proprio dove venne assassinato. Difficile però pensare di proporre al sindaco e alla giunta un’opera del genere. La trovata dell’assessore che non riesce mai a dire no? Esporla ad Arconate, a Palazzo Taverna. E la scelta di Arconate non è certo casuale: è stato proprio il sindaco di Forza Italia, Mario Mantovani, a farsi avanti per ospitare la mostra «omosex» censurata dalla Moratti. Per mettere subito in chiaro le sue intenzioni, l’assessore ha fissato per la settimana prossima un incontro con il gallerista Marconi e il sindaco Mantovani, che ha già trovato anche la sede.