Il ducetto Tonino: tanti diktat, nessuna risposta

Ecco i punti ancora oscuri che si ostina a non chiarire: dalla gestione
autoritaria alle intimidazioni alla stampa con querele per milioni, dagli interessi immobiliari in Bulgaria alle poltrone accettate
dal vituperato Bassolino. Codice etico, se ne parla ma non si fa: forse per poter candidare gli inquisiti?

1 Perché dà del «ducetto» agli avversari e poi obbliga i suoi deputati a votare e dichiarare pubblicamente solo quanto approvato da lei?
Primo comandamento: predicare bene, razzolare come capita. Le battaglie per la democrazia e la libertà di espressione? Buone per Annozero, poi nel partito i conti si regolano in altro modo. Per esempio, nel modo indicato dall’ultima mail spedita ai parlamentari dell’Idv. Lì viene fuori il metodo di comando di Tonino. Sbrigativo e autoritario. Dovete votare come dico io, se volete rilasciare dichiarazioni pubbliche devo approvarle prima io. Dovete votare sempre contro il centrodestra, perché ve lo dico io. Metodi, direbbe Di Pietro, da «ducetto».
2 Perché non ha più presentato il codice etico del partito che impedirebbe di candidare indagati? Forse perché l’Idv alle europee candida degli indagati?
Se ne vagheggia da almeno 4 mesi, cioè dal dicembre più nero di Di Pietro, quello dello scandalo Mautone. Basta sospetti, noi siamo puliti, tanto puliti che faremo un nuovo codice etico che impedirà a chi è indagato di avere cariche nel partito e di candidarsi. Un codice così trasparente, che non si è mai visto. Forse perché avrebbe creato qualche problema nel partito, visti i guai con la giustizia di parecchi. Primo tra tutti proprio De Magistris, indagato dalla Procura di Roma.
3 Che interessi aveva, ancora da ministro delle Infrastrutture, in una società immobiliare bulgara a Varna, sul Mar Nero, in cui ha investito più di 130mila euro?
La politica, la giustizia, il Parlamento pulito non sono le uniche preoccupazioni di Di Pietro. L’ex ministro ha anche a cuore il ramo immobiliare. Tanto da aver costituito una società addirittura in Bulgaria, in un centro turistico sul Mar Nero, Varna. Lì c’era fino a poco tempo fa la sua Suko Ltd. Venduta nel dicembre 2007, con Di Pietro ancora ministro delle Infrastutture, ricevendo indietro un finanziamento soci di 132.500 euro. Una somma notevole soprattutto nella poverissima Bulgaria. Ma per fare che?
4 Che rapporti aveva e ha col suo ex socio Tristano Testa, poi nominato nel Cda della Brebemi quando lei era ministro?
Socio al 50% di Di Pietro nella Suko Ltd c’era un certo Tristano Testa, un imprenditore che si ritrova anche in un altro organigramma. Quello della Brebemi, la società che gestisce l’autostrada Milano-Bergamo-Brescia, dove Testa viene nominato membro del Cda nel marzo del 2007. Cioè quando Di Pietro era ministro, cioè quando Testa e Di Pietro erano ancora soci nella Suko, in Bulgaria.
5 Perché il discusso deputato Americo Porfidia, indagato in Campania, è stato espulso dal gruppo Idv alla Camera ma partecipa agli esecutivi nazionali e alle cene del partito?
I suoi deputati si lamentano del comportamento imprevedibile del leader. E che dovrebbe dire Americo Porfidia, ex deputato Idv ora nel gruppo misto, espulso perché sotto indagine delle procure campane? Lo caccia, dice «l’avrò visto una decina di volte» (alla Stampa) ma poi lo invita agli esecutivi nazionali e alle cene di partito, come l’ultima, al ristorante Laganà di Roma. Tutti attovagliati, come vecchi amici...
6 Perché a parole si dissocia da Bassolino ma poi l’Idv in Campania accetta incarichi e poltrone dalla Regione?
Predicare bene e razzolare peggio, appunto. Alle pubbliche accuse contro la gestione Bassolino, non seguono comportamenti coerenti. Si dice di uscire da tutte le giunte ma poi si accettano incarichi. Gli ultimi due nominati da Bassolino alla direzione dell’Asl e dell’ente che gestisce l’Università Federico II, guarda un po’, sono uomini dell’Idv.
7 Perché non ha mai chiarito i suoi rapporti con Mautone, ex provveditore campano indagato in una inchiesta che ha coinvolto esponenti dell’Idv tra cui suo figlio?
Ha detto che nemmeno lo conosceva, che sì, lo conosceva, ma per sentito dire, poi che lo conosceva e sapeva che era «chiacchierato», tutto e il suo contrario. Rimangono faldoni di intercettazioni con richieste di favori e raccomandazioni per amici dove, con Mautone, parlano esponenti dell’Idv e il figlio del leader, Cristiano. Di Pietro ha sempre scansato la questione, ma quel terremoto ha squassato l’Idv.
8 Perché lei, che si professa paladino della libera informazione, usa contro i giornali l’intimidazione giudiziaria con richieste di risarcimento danni faraoniche, che hanno il solo scopo di fermare le inchieste che la riguardano?
Non è la prima volta che poniamo domande al leader Idv. Di Pietro però non ci ha mai degnato di una risposta. O meglio, ha replicato, ma con le querele. Una dozzina di cause che messe insieme fanno una pila alta mezzo metro. La somma farebbe gelare il sangue a qualsiasi ufficio amministrativo che deve mettere comunque in conto il rischio di salasso: 8 milioni di euro. Il reato? Aver fatto un’inchiesta sul suo partito (le cui crepe e magagne sono poi emerse tutte, come lo stesso Di Pietro riconosce preoccupato dicendo che l’Idv rischia «lo sfaldamento»). Il Giornale è stato il primo a dare notizia delle indagini su Mautone. Ha posto domande sulle acquisizioni immobiliari di Di Pietro e sull’ambiguo statuto Idv (sdoppiamento tra partito e associazione), che hanno costretto Tonino a modificarlo. Insomma, ha fatto il suo mestiere: indagare e informare. Ma invece di rispondere alle domande, Di Pietro ha querelato. Un sistema che può servire a una cosa (oltre a ricavare un gruzzolo che nemmeno molte carriere da pm metterebbero insieme): intimidire la stampa. Ma non era lui il campione della libera informazione?