Due allenatori rischiano già la panchina Gasperini e Luis Enrique sulla graticola

Zanetti incendiario: &quot;Sia pronto a cambiare. Noi lo seguiamo, ma...&quot;. Poi l’intervento della società: gli abbiamo chiesto pragmatismo e lui ha capito. <strong><a href="/sport/scotta_panchina_luis_enrique_de_rossi_pompiere_diamogli_tempo/de_rossi-dibenedetto-luis_enrique-roma/13-09-2011/articolo-id=545518-page=0-comments=1" target="_blank">Scotta anche la panchina giallorossa dello spagnolo</a></strong>. Ma De Rossi fa il pompiere: &quot;Diamogli tempo&quot;. E sabato c'è Inter-Roma

Doppio avviso al navigante. Codice rosso. Dopo Moratti, è toccato a capitan Zanetti che ieri si è dedicato alla celebrazione dei 10 anni di Pupi, la sua fondazione per i bambini argentini, ma poi è tornato ai casi del pallone. Con questo telegramma: «Caro Gasp (nella foto), noi ti seguiamo. Ma se qualcosa non va, sei pregato di cambiare». Detto da Zanetti con toni gentili e senza lasciar incertezza: «L’ultima cosa da fare è dubitare del lavoro nostro con Gasperini, dobbiamo andargli dietro e capire le sue idee. Fra noi c’è chiarezza, ci confrontiamo diciamo la nostra. Però non escludo, un giorno, di parlargli e trovare una soluzione insieme». Che poi è lo stesso discorso fatto dalla società (e pare recepito): «Per favore, giocare bene è bello ma qui bisogna vincere». In sintesi: forza con il pragmatismo. Cose che capitano all’Inter: non c’è solo un Moratti che sbraita o un Tronchetti Provera che blandisce, c’è pure un gruppo che fa peso nello spogliatoio e può dire al tecnico: cambiamo, così non va. È successo con Mou, figuratevi se non accadrà stavolta. Salvo che Moratti non intervenga prima e si tolga l’ennesimo dente dolorante.

I conti dell’Inter sono fortemente in rosso: gioco e risultati più del «meno 3» in classifica, il bilancio di cassa più degli errori, mettono il malumore. Il presidente ha dato due mesi di tempo al tecnico, prima di sfogliare la solita margherita. Tronchetti fa il pompiere per dovere di causa. «Gasperini rischia? Ma nooo! È l’inizio di un cammino, ora si tratta di trovare il modo per mettere la squadra in campo. Forse quattro gol all’esordio sono meglio che alla fine, vediamo se ci permetteranno una messa a punto accelerata». Poi gli sfugge quella nostalgia per Mourinho, ed anche Eto’o, e il reportage sulla serata di campionato. «Non ho sentito Moratti, eravamo in uno stato d’animo che... meglio andare a dormire». Gasperini starà già rifacendo le valigie. Ieri ha parlato con la squadra e con Branca: serve un’aggiustatona. I bookmakers quotano a 1,75 un esonero entro gennaio. In realtà Moratti vorrebbe evitare di spendere altri danari.
Ma che dire? Cronaca di una debacle quasi annunciata. L’assetto difensivo-gruviera era prevedibile: intravisto in altre partite (Supercoppa e non solo...), bastava riguardarsi quelle dell’anno passato per capire che il muro non è solido e va puntellato dal centrocampo. Qui sono franati entrambi. Ricordate Benitez? Parlava di giocatori strutturalmente usurati, non solo nei muscoli. Zanetti ora fa lo stopper (peraltro benino), ma è un controsenso avendo 5 difensori centrali, uno dei quali giovane (Ranocchia) però un po’ lentino per far trio con Samuel e Lucio.

Dice Zanetti: «Tutti devono giocare come sanno». Un’idea per Julio Cesar? Il portiere spesso cade nell’errore fatale, nell’Inter e in nazionale. Comincia ad essere un grattacapo. Un riferimento a Zarate. «Non deve rincorrere, le sue caratteristiche sono altre e dobbiamo sfruttarle». Il caso Sneijder tien botta. Gasperini non ci ha preso ed ha rimediato. L’allenatore è rimasto stordito da errori non preventivabili di giocatori esperti. «Speravo meglio», la sintesi.
Calcisticamente, Gasp è un figlio di Galeone (uno dei suoi primi tecnici), ma lo è anche Allegri: la differenza sta nella testa di chi impara e ripropone. Allegri ha sfruttato il teorema Galeone per vincere uno scudetto. Gasp rischia di perdere il posto.