Due ambulatori a «luci rosse» Nei guai caposala e finto medico

Accuse di abusi ai danni di due infermiere. Chiesto giudizio immediato per il secondo indagato

Prima gli apprezzamenti, sempre più pesanti, nei confronti di due infermiere. Poi, le molestie. Approfittando di essere il loro «superiore», e della difficile situazione familiare di una delle vittime. Così, un caposala di un poliambulatorio di via Inganni rischia di essere processato, dopo l’inchiesta con l’accusa di violenza sessuale e diffamazione. Il pubblico ministero Isidoro Palma ha da poco chiuso le indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio di L.R., 64 anni, ora trasferito in un’altra struttura sanitaria.
L’indagine è stata avviata in seguito alla denuncia di una delle due infermiere, vittima, tra il 2004 e il 2005, delle pesanti attenzioni dell’uomo. Sfruttando i momenti in cui era sola, il caposala aveva cominciato prima con gli apprezzamenti sessuali, diventati presto delle vere e proprie aggressioni fisiche. Palpeggiamenti sempre più insistenti, fino a quando il 64enne ha infilato le mani nei jeans dell’infermiera.
Scoppiato il caso, anche una collega della vittima ha trovato il coraggio di raccontare al magistrato fatti analoghi. L’infermiera, secondo gli inquirenti, sarebbe stata oggetto di velati ricatti a sfondo sessuale dal suo superiore. La donna, che per ragioni familiari aveva bisogno di alcune ore libere in un giorno ben preciso della settimana, veniva posta davanti all’improponibile «aut-aut» del caposala: ore libere solo al prezzo di prestazioni sessuali. Al rifiuto, sarebbero seguite molestie e offese. Fatte in presenza di altri colleghi.
Il pm Palma ha intanto chiesto il giudizio immediato nei confronti di un altro indagato per violenza sessuale aggravata, accusato di aver molestato alcuni pazienti ricoverati alla clinica Mangiagalli. Si tratta di un ventenne dell’hinterland milanese finito in carcere a gennaio e ora agli arresti domiciliari a Pantelleria: nonostante fosse un dipendente della ditta di pulizie dell’ospedale, il giovane si spacciava per andrologo improvvisando visite mediche a «luci rosse». Tre le vittime accertate. Al momento dell’arresto l’uomo aveva ancora addosso il camice azzurro con cui si aggirava nei reparti.