Due anni di carcere per il neo-nazi che voleva rubare l'insegna di Auschwitz

Il cancello con la scritta «Arbeit macht frei» era stato rubato da cinque polacchi nel dicembre 2009 e ritrovato tre giorni dopo. A organizzare il furto un 34enne leader nazista svedese. Il tribunale di Cracovia lo ha condannato a due anni e otto mesi di carcere

La prossima volta si limiti a rubare qualche biscotto allo zenzero all'Ikea. Costerà cara, infatti, la folle impresa di rubare l'insegna di Auschwitz per l'ex leader neonazista svedese Anders Hoegstroem, condannato a due anni e otto mesi di carcere per «istigazione al furto».
Il 34enne appartenente a un'organizzazione di estrema destra era stato accusato il 2 febbraio scorso di aver organizzato il furto dell'insegna «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi») dell'ex campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Lo ha annunciato il portavoce di un tribunale di Cracovia, nel sud del Paese slavo. Anders Hoegstroem si è dichiarato colpevole nel processo e sconterà la sua pena in Svezia, «conformemente a un accordo con la magistratura svedese», ha spiegato il portavoce polacco.
Il celebre portico metallico con la scritta «Arbeit macht frei», che appariva sull'ingresso principale dell'ex campo di concentramento nazista, era stato trafugato nel dicembre 2009 e trovato meno di tre giorni dopo, diviso in tre pezzi. I cinque polacchi che lo avevano rubato erano stati immediatamente arrestati e avevano rivelato come il «mandante» del furto fosse proprio lo svedese.