Due anziane sorelle uccise dal fuoco

Le vittime ricevevano visite quotidiane anche da assistenti sociali e City Angels

Luca Damilano

Paola Fucilieri
I soliti gesti quotidiani. Diventati, come il passare degli anni, automatici, inconsapevoli. È stato uno di questi gesti a uccidere le sorelle Scuratti, Adele e Angela, 82 e 76 anni, nel loro bilocale di via Stamira d’Ancona 24, un complesso tra la Martesana e la zona Palmanova dove vivono 149 famiglie in 4 palazzine Aler divise da giardinetti; costruzioni rispettivamente di cinque, quattro, due piani, più una a pianterreno che è alla base di un condominio di vetro scuro alto 18 piani che dà il nome all’intera costruzione, «Torre Solare». Le due anziane sono morte come erano vissute: sole, senza più parenti. E insieme. Immerse nel sonno del loro piccolo mondo vetusto, nel letto dell’appartamentino di 49 metri quadrati al secondo e ultimo piano della scala C. Ignare persino dell’incendio scoppiato tra le loro quattro mura. Mentre le fiamme - sprigionatesi da un abat-jour lasciato acceso sul comodino di Angela, una delle tante annose suppellettili della casa - divorava pian pian il comodino, il letto e un fumo nero e densissimo si portava via silenzioso le loro vite.
Ieri la prima chiamata ai vigili del fuoco è arrivata alle 9.25. Poi è stato un susseguirsi di telefonate, anche al centralino dei carabinieri. Il fumo nero che usciva dalla finestra al secondo piano della palazzina non faceva presagire nulla di buono agli abitanti della zona che ricordano le sorelle «ordinate, cordiali ma riservate». Una coltre che segnalava soprattutto che l’incendio era in atto da un bel po’ «Forse più di un’ora» spiegheranno i vigili. Che, arrivati, non hanno dovuto spegnere molte fiamme. C’era solo fumo, acre e scurissimo, ovunque. Che sprigionava un odore talmente insistente da raggiungere non solo la parallela viale Monza, ma anche via Padova fino alla zona Palmanova. I due cadaveri giacevano su quel che restava del letto, in una posizione talmente normale da rendere immediatamente palese che le due donne non si erano accorte di nulla, spegnendosi nel sonno per le inalazioni. Il cadavere di Angela, il più vicino all’abat-jour, era carbonizzato; quello della sorella maggiore, da tempo sofferente del morbo di Alzheimer e immobile a letto da qualche mese, era quasi integro. In cucina era rimasto intatto anche il fornelletto elettrico al quale, in un primo tempo, erano state attribuite le cause dell’incendio, pensando che le anziane l’avessero dimenticato acceso e lasciato quindi surriscaldare. Si tratta di uno scaldavivande che le assistenti sociali avevano fornito alle sorelle da quando (dopo una serie di lamentele dei vicini) la scorsa settimana, per l’ennesima volta e sempre per la stessa ragione - una dimenticanza - le donne avevano lasciato aperto il gas del forno, rischiando di far scoppiare in aria la palazzina. E costringendo l’Aem a togliere loro la fornitura.
L’ipotesi del fornelletto, a quel punto, è stata scartata. Ed essendo il riscaldamento del complesso centralizzato e l’impianto elettrico messo a punto e provvisto di salvavita nel ’98 - quando le sorelle entrarono nell’appartamentino, provenienti da un altro stabile Aler di via Celentano (via Padova) da dove avevano chiesto di essere spostate perché privo di ascensore - i vigili hanno valutato la possibilità che le fiamme fossero state causate da problemi di usura dell’abat-jour dimenticato acceso da Angela.
«Erano seguite. I servizi del Comune per gli anziani sono tanti ed efficienti» preciserà più tardi l’assessore di Palazzo Marino ai Servizi sociali Tiziana Maiolo. E i vicini confermano le visite regolari di assistenti sociali, i pasti caldi portati ogni giorno dai volontari dei City Angels, mentre l’Aler sottolinea l’esistenza di una badante pagata dalle stesse sorelle che proprio povere non erano. Una disgrazia, insomma. Solo una terribile disgrazia.