Due artisti ubriachi nel mito della «terra di nessuno»

Lorenzo Loris porta in scena una amara rilettura di Pinter

Un pavimento di fogli sparsi e libri smembrati, una poltrona fatta di volumi di diverse dimensioni. Una scrivania a destra, in un angolo, dove decine di bottiglie di superalcolici proiettano un'ombra sul fondo bianco e sembrano scacchi o grattacieli. Il bianco e il nero dominano lo spazio dove si incrociano le parole di Hirst e Spooner, creature di Harold Pinter (Premio Nobel per la Letteratura 2005) sospese nella sua Terra di nessuno, due atti scritti nel 1975 che il regista Lorenzo Loris porta in scena fino all'11 febbraio al Teatro Out off di Milano, continuando il suo viaggio tra gli autori del Novecento.
Hirst (Gigio Alberti) è uno scrittore e critico letterario che ha avuto fortuna, Spooner (Mario Sala) è un poeta ramingo e sedicente pittore che ha conosciuto una sorte diversa. Tra un bicchiere e l'altro i ricordi per entrambi prendono forma e nome. Spooner è totalmente nel presente e il passato è pura immagine che torna alla mente come quadro da fermare sulla tela. Hirst vive del passato e se ne nutre, è l'unica cosa viva, reale, mai finito anche se distante. Gigio Alberti è perfetto nei candidi panni del letterato Hirst. Una miscela di intensità e misura. Ottima intesa con il compagno di scena che però eccede con il suo Spooner, lo carica troppo con quell'accento impastato dall'alcol, con quel calcare sull'età del personaggio facendolo muovere con passettini incerti. Pinter immagina due protagonisti sessantenni l'uno specchio dell'altro o addirittura due anime di un corpo solo. «Ci sono luoghi nel mio cuore che nessuna anima viva potrà mai raggiungere», dice Hirst. È questa la terra di nessuno «che non si muove, non cambia, non invecchia, ma che resta per sempre gelida e muta». E quel passato che «era solido» torna prepotente, invade la scena, colpisce alle spalle con la bellezza di un video che proietta l'immagine di un'esile figura bianca, evanescente come un fantasma, che fa le sue capovolte all'indietro. Indietro nel tempo, non volendo la consistenza di un presente che non appare migliore. Hirst abbaglia nel suo bianco totale contro il nero di Spooner e di Foster (Angelo Di Genio) e Briggs (Giovanni Franzoni), una sorta di servitori di Hirst che fanno da autisti, cuochi, cani da guardia.
Bravi i due attori nel caratterizzare la strana coppia: Franzoni sembra uscito da un fumetto e Di Genio da un film sulla malavita napoletana. Anime perse, devote, crudeli e colme di rimpianto. La nostalgia del passato è una trappola, è voglia di annullarsi nell'acqua, elemento presente. Acqua di lago che è morte, assenza, blocco, involuzione. Quattro uomini che sembrano dei pazzi o dei morti riuniti in un salotto che è luogo di segregazione, alienante. Si conoscono da decenni o da ore, fa lo stesso. Un testo bellissimo e difficile, sostenuto da una regia che dosa immagini, musica e parole con misura.