Due azzurri contro l’olandese re dell’acqua

Oggi semifinali e finale: degli italiani il secondo e il terzo tempo alle spalle dell’imprendibile campione

nostro inviato a Budapest
Lui contro l’Italia, arbitro Giove Pluvio. Per il momento ha vinto Giove Pluvio, violento, arrogante, senza rispetto per quei poveracci seduti sulle tribune. Ieri dal cielo di Budapest sono piovute cateratte d’acqua, tormenta da metter paura a chi stava seduto al chiuso, immaginate a quelli che stavano in piscina sull’isola Margherita. Peter van den Hoogenband, cioè Lui, il campione dei campioni, l’uomo più veloce di sempre sui 100 metri, Max Rosolino e Filippo Magnini stavano già scaldando i muscoli, ripetendo gli ultimi esercizi. Inutile: il fortunale ha fatto gonfiare il Danubio e sgonfiare la giornata dei campionati europei.
Tutto rinviato a oggi: stamane la semifinale dei 200 stile libero, stasera la finale. Ieri mattina l’assaggio nelle qualificazioni in cui Rosolino ha trovato ritmo e bracciata chiudendo in testa la sua batteria con tanto di tempo (1’48"37) che è stato migliore, finché non sono scesi in acqua Magnini e VDH, spalla a spalla, giusto per provare subito il bello della diretta. Bellissimo l’olandesone, meno efficace il nostro che ha dovuto sprintare per arrivargli più vicino. Ma tutto era pronto per il regolamento di conti nel pomeriggio: un Italia-Olanda da tifo calcistico, se Giove Pluvio non avesse deciso che ci voleva un po’ di suspense.
Storia che poteva diventare colpo di scena se Filippo Magnini avesse mantenuto l’idea cominciata a frullargli per la testa: rinunciare a semifinale ed eventuale finale. «Troppa fatica, non ce la faccio a recuperare in tempo per i 100 metri», ha detto ieri tra una smorfia, un sorriso, un dubbio. Il suo regno è quello dei 100 metri, è campione d’Europa e del mondo, non vuol rischiare brutte figure proprio contro l’olandese volante che, qui a Budapest, ritrova acqua e avversari dopo un lungo periodo da convalescente: assente ai mondiali di Montreal l’anno passato, operato di ernia al disco, ha consumato l’inverno in Alabama, ha ritrovato forma e oliato ingranaggi a Cipro ed ora è pronto a vedere l’effetto che fa. Obiettivo Pechino, dove punta al terzo oro olimpico. Lo ha spiegato guardandosi faccia a faccia con Rosolino, cammellone d’acqua che non molla mai. «Io non sono come lui, non ho la sua capacità di recupero. Dovrei giocarmi semifinale e finale dei 200, il giorno dopo batterie e semifinali dei 100, il terzo giorno al finale: un po’ troppo per fare tutto bene. Ci voleva un po’ di recupero in più. Vedrò che cosa fare».
Per i tecnici il dubbio non c’è mai stato: Magnini garantisce comunque medaglie. Ma ormai Pipposprint può dire e contraddire, fare e disfare. È il campione, l’uomo di punta, i rischi sono tutti suoi. Ieri sera ha messo un paio d’ore prima di pronunciare il fatidico sì. Consulto con i tecnici e soprattutto con se stesso, eppoi avrà tirato la conclusione che un europeo non è come mondiale o olimpiade, si può rischiare anche la faccia. Ma se la voglia dispettosa di Giove Pluvio avesse azzoppato l’europeo di una delle più belle sfide previste nel cartellone, sarebbe stato il caso di spiegare a tutti che i grandi campionati vanno sempre organizzati al chiuso.
E la sfida Italia-Olanda ora sarà giocata sul filo dei secondi e della fatica. Chi resiste si prende la medaglia. Sfida a facce diverse: Magnini e van Den Hoogenband sono nemici per la pelle. VDH e Rosolino amici per la pelle: i genitori dell’uno e dell’altro hanno visto spesso le gare insieme. VDH ama il bel vivere, non solo il lungo nuotare. Per questo, dice, gli italiani mi piacciono. «Basta prendere una birra insieme per divertirsi». Il piano di VDH prevede la doppietta, soprattutto per ristabilire le distanze con Magnini sui 100 metri: a Madrid il nostro spuntò dal mondo degli arrembanti e gli soffiò il titolo. VDH si è rifatto alle Olimpiadi di Atene. Fra poco sarà padre, avrà medaglie da dedicare.
In attesa dei caimani, ieri si è fatta largo la famiglia Boggiatto. Chiara si è piazzata per la finale dei 100 rana con il settimo tempo. Alessio, il fratellone bizzoso, ha fatto intendere d’avere motore a punto chiudendo primo la sua semifinale, secondo tempo assoluto dietro al ventunenne imperatore d’Ungheria, al secolo Lazlo Cseh. Quando è in acqua, Cseh è un tornado ben peggiore di quelli inviati da Giove Pluvio. E oggi sarà pronto a dar la paga a tutti.