Due bombe fanno strage in Iran Forse l’obiettivo era Ahmadinejad

Almeno otto morti il bilancio negli attentati ad Ahwaz, roccaforte araba al confine con l’Irak dove ieri era attesa la visita del presidente iraniano

Fausto Biloslavo

Nuove bombe fanno strage ad Ahwaz, capoluogo di un’importante zona petrolifera e roccaforte della minoranza araba in Iran. Gli attentati, che hanno causato otto morti e 46 feriti, sono avvenuti ieri, quando era atteso in città il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. La visita è stata cancellata, poche ore prima, ufficialmente a causa del maltempo, ma si sospetta che i servizi di sicurezza avessero ricevuto segnalazioni di una minaccia nei confronti del capo di Stato. Non solo: nei circoli diplomatici occidentali a Teheran circola la notizia che Ahmadinejad sia già scampato a tre o quattro situazioni pericolose. Le autorità iraniane non hanno mai parlato di attentati, ma sempre di «incidenti».
Gli ordigni di ieri erano due e sono scoppiati a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro. Ahwaz è il capoluogo del Khuzestan, la provincia sud occidentale dell’Iran confinante con l’Irak. La prima bomba, la più devastante, è scoppiata nella sede della Banca Saman lasciando a terra corpi mutilati e ustionati. Il secondo ordigno è esploso presso un edificio governativo, sede dell’organizzazione per lo Sviluppo delle risorse naturali. Il bilancio delle vittime era in serata di otto morti e 46 feriti, alcuni dei quali hanno subìto o rischiano l’amputazione di entrambe le gambe.
Il presidente iraniano era atteso in città per parlare in piazza e sfilare lungo le strade della cittadina proprio ieri mattina. Lunedì sera il viaggio è stato annullato, ufficialmente a causa di una tempesta di sabbia, che avrebbe reso difficile l’arrivo di Ahmadinejad e comunque offuscato la sua apparizione pubblica. Subito dopo lo scoppio delle bombe, però, la televisione degli Hezbollah libanesi, Al Manar, vicina agli ayatollah, aveva lanciato l’ipotesi dell’attentato al presidente. L’informazione, raccolta dal corrispondente a Teheran di Al Manar, precisava che il viaggio era stato cancellato a causa di un allarme della sicurezza. Mohammad Jafar Samari, governatore di Ahwaz, ha però smentito che gli attentati fossero stati preparati per Ahmadinejad. «I luoghi dove le bombe sono esplose erano distanti dal posto in cui il presidente avrebbe parlato», ha spiegato il governatore.
L’unico fatto certo è che il Khuzestan è una zona calda fin da prima delle elezioni presidenziali dello scorso anno. Importante strategicamente perché ricco di petrolio, è abitato in gran parte dalla minoranza araba, che rappresenta solo il 3% dei 70 milioni di iraniani. Lo scorso aprile, un falso documento sulla possibile deportazione della minoranza araba, che si sente discriminata dal governo centrale, fece scoppiare sanguinosi tumulti. Oltre 170 persone furono arrestate. Poi iniziò la strategia della tensione con le bombe di giugno, che provocarono sette morti, e di ottobre, con altre sei vittime. Anche piccoli impianti collegati all’estrazione del greggio sono stati sabotati. Lo scorso autunno Teheran accusò la Gran Bretagna, presente a ridosso del confine con il suo contingente in Irak a poche decine di chilometri da Ahwaz, di avere fomentato gli attentati. Londra aveva già chiamato in causa le milizie sciite libanesi degli Hezbollah sospettandole di aver fornito esplosivi e congegni sofisticati per le trappole minate che hanno colpito le truppe britanniche a Bassora.
Negli ambienti diplomatici a Teheran circola con insistenza la notizia che il presidente iraniano abbia già evitato tre o quattro attentati. Ovviamente le autorità smentiscono e parlano al massimo di «incidenti», come nel caso dell’ultimo episodio avvenuto a Zahedan, una città vicina al confine afghano. In dicembre, durante la visita di Ahmadinejad, uno degli autisti del convoglio presidenziale è stato ucciso. La stampa locale ha parlato di un «incidente» provocato da banditi, dato che la zona è nota per i trafficanti di droga. Un altro strano incidente è stata la recente decapitazione dei vertici militari dei pasdaran. Tredici alti ufficiali, compreso il comandante dei Guardiani della rivoluzione, Ahmed Kazemi, sono deceduti il 9 gennaio nello schianto di un aereo di servizio che avrebbe dovuto essere in condizioni perfette.