Due buone notizie per casa Savoia (e per il buonsenso)

Caro Granzotto, finalmente due buone notizie: la sentenza di proscioglimento di Vittorio Emanuele da un’accusa infamante; l’ordinanza della Corte d’Appello di Firenze che blocca un tentativo da parte di Vittorio Emanuele e di suo figlio Emanuele Filiberto di vietare l’uso del cognome Savoia a componenti illustri della famiglia, quali il Duca d’Aosta e il figlio Aimone. È per me motivo di gioia e di soddisfazione sapere che il mio nipotino e figlioccio, Umberto, Principe di Piemonte, sia e si chiami Savoia oltre che per diritto anche a norma di legge, se così posso dire. Mi premeva segnalarglielo, nel caso le fosse sfuggita l’ordinanza, perché a più riprese la sua rubrica aveva affrontato l’argomento incautamente sollevato da Vittorio Emanuele.

Sì, davvero due buone notizie, gentile principessa, anche se non inaspettate. La prima, la sentenza di proscioglimento di Vittorio Emanuele, era attesa perché a formulare l’accusa fu quell’Henry John Woodcock, pubblico ministero che inanella uno scivolone via l’altro e che credo detenga il record europeo di azioni giudiziarie promosse (con gran fragore mediatico) e finite in nulla. La seconda, il riconoscimento che Amedeo e i suoi discendenti sono titolari del cognome Savoia, era presentita perché non poteva che essere così a meno di non voler rigirare sottosopra l’anagrafe. Ardita iniziativa che Vittorio Emanuele e il suo figliolo Emanuele Filiberto vollero intraprendere muovendo causa ad Amedeo e ottenendo inopinatamente, sebbene in prima istanza, anche soddisfazione (non accontentandosi di quella morale, come in simili circostanze ci si attenderebbe da un gentiluomo, ma pretendendo - con imperdonabile faute de goût - anche quella materiale nella misura di 200mila euri a titolo di risarcimento per «usurpazione del cognome»).
Ma, come si dice, tutto è bene quel che finisce bene. Vittorio Emanuele affrancato da accuse davvero infamanti e Amedeo riconosciuto detentore del cognome Savoia che se lasciato in privativa a Emanuele Filiberto e alla sua consorte Clotilde rischiava di uscire dalla Storia a favore della rutilante e scollacciata sfera dell’avanspettacolo. In questo ritrovato clima sereno, vale la pena soffermarsi sul passo dell’Ordinanza della Corte d’Appello di Firenze che tocca la delicata questione dinastica, ora più che mai attuale. È avviso del magistrato che a seguito della sentenza favorevole ad Amedeo l’unico rischio per gli «attori», Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, è il «consenso che dovesse riscuotere l’avversata tesi dinastica (...) ove riuscisse a privare in tutto o in parte gli attori sempre loro, padre e figlio degli onori connessi al ruolo di capostipite di Casa Savoia, in sé privo di rilievo giuridico-istituzionale, ma gravido di conseguenze sul piano socio-economico, sia perché trascina la titolarità di importanti cariche in associazioni e fondazioni operanti nella società civile, sia perché illumina chi ne è in possesso di un’aura mediatica densa di riflessi economici, personali e sociali». Ecco spiegato, dunque, il motivo del furente arroccamento di Vittorio Emanuele: i «densi» riflessi economici connessi al ruolo di capo della Casa. Le sembrerò impertinente, gentile principessa, ma non me ne voglia: possibile che con suo fratello il collaudatissimo e mai smentito dai fatti cerchez la femme debba sempre virare nel più prosaico cerchez l’argent?