Due candidati su misura per i nostri elettori

Evviva gli spot

su Genova

«come casa nostra»

Mancava a questo inizio di campagna elettorale a Genova un tocco di neo-antiberlusconismo.
Ci ha pensato Super-Marta… Se da un canto, però, le passo questa «caduta di stile» nel valutare quel leader votato da metà degli italiani e che sempre in maggior numero rimpiangono al Governo del nostro Paese, ma non posso esimermi dal rilevare e dal rimproverarle questa sua totale disinformazione su quello che è stato detto sabato scorso alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone sia da Silvio Berlusconi che dai candidati della Casa delle libertà.
Eppure bastava farsi registrare la diretta del convegno, o semplicemente leggere i quotidiani dei giorni seguenti, per rendersi conto di quello che sia Berlusconi che Enrico Musso e Renata Oliveri hanno ampliamente prospettato per Genova.
Certo non avevano la superbia e la tracotanza di certi «politicanti». Né quella era comunque la sede dove avrebbero dovuto parlare di programmi: era la prima presentazione della loro candidatura.
Sicuramente non hanno parlato con «spot» elettorali.
Più che altro abbiamo potuto rilevare quanto abbiano - eccome! - idee chiare e precise! E sono altrettanto convinto che ben presto usciranno con programmi precisi e circostanziati per la nostra Città. Quando ci si confronterà sui programmi sicuramente non basterà tentare di riesumare l’ «anti-berlusconismo» come ultima «chance» per una certa parte di elettorato…
Voglio ricordare in particolare una frase del Prof. Musso, quando ci ha prospettato l’idea di una «Genova tenuta come casa nostra».
Riferisco poi quello che è successo quando, terminato l’incontro, mi sono allontanato con la mia famiglia.
Visto il clima più che mite di questo inverno primaverile, abbiamo deciso di andarci a mangiare una pizza e di fare quattro passi al «Porto antico» assieme ad altri nostri amici. Tralascio i commenti sui piatti servitici nel locale che abbiamo scelto e sul relativo conto.
È il dopo-cena di quel sabato sera, semmai, che ci ha maggiormente intristito.
Guai all’idea di gustarci un gelato o una bevanda: bar e gelaterie chiusi!
Impossibile pensare di utilizzare la metropolitana per il rientro a casa: il servizio termina alle 21.00!
I quattro passi sulle banchine sono stati quindi caratterizzati dallo slalom fra bottigliette di birra e sudiciume vario e anche dal velato timore che qualcuno ci potesse chiedere il passaporto perché, essendo genovesi, non sapevamo che dalle ore 21.00 quella zona diventa di quasi esclusivo dominio di una sorta di turismo extracomunitario impressionante per numero e sicuramente non esemplare per pulizia e compostezza…
Apprezzo questa prospettiva offertaci dal Prof. Musso per una «Genova tenuta come casa nostra» e sottolineo «nostra», di noi genovesi.
Se questo è uno «spot», come lamenta la Vincenzi, evviva gli spot!
Per molti Genovesi, più che altro, è una speranza!!!
In virtù della vigente normativa sulla «privacy», autorizzo codesta «testata» al trattamento dei miei dati personali.
Cordiali saluti.
Angelo Toscano
Segretario
Associazione Culturale
«Genova Viva»
Quel Peppone

acculturato

di Sanguineti

La politica, malgrado si facciano voli pindarici su di essa, alla conta finale si fa con i numeri. È un dato di fatto che a Genova il partito rappresentato dal Sig. Edoardo Sanguineti si avvicini al 15% dei consensi a livello cittadino. Questo a Roma è un dato molto conosciuto, non a caso è stata scelta Marta Vincenzi al posto del designato Margini. All'interno dell'Unione non preoccupano i cespugli della Margherita, ma, la forza dirompente «dell'odio di classe e dell'esproprio proletario» di Marxista memoria, punti cardine della politica del dinosauro Sanguineti. Indebolita la Super Marta con la candidatura di Zara, ci ritroveremo dopo le primarie, con un risultato numerico che rafforzerà la potenza contrattuale ( sulla stesura del programma), da parte di un filosofo-poeta che sembra uscito, bel bello, da un film dei primi anni del novecento. Un Peppone acculturato, che dell'ateismo e della disintegrazione dei valori etici e morali del nostro tempo, fa un punto programmatico del suo credo. Questo dico oggi ai Genovesi Tutti e ai nostri due candidati. Sappiano, che l'avversario da battere a Genova, non è semplicemente un candidato ma una filosofia di vita, che, grazie a Garibaldi Mazzini e agli alleati ci ha permesso di ottenere un'Italia libera e repubblicana, ed ora, è messa nuovamente in discussione, dal Sig. Sanguineti e dal suo partito.
Andrea Cevasco
Finalmente

si vedrà

qualcosa di nuovo

Ho partecipato alla presentazione dei candidati della Cdl alle elezioni amministrative di maggio e ne ho ricavato un'ottima impressione.
Penso che finalmente anche nel capoluogo ligure ci potrà essere un rinnovamento politico per i prossimi anni.
Era meglio

scegliere

un imprenditore

Scelti i candidati è d’obbligo sostenerli con la maggiore convinzione e coerenza possibile (e in questo senso i suoi fondi e i begli articoli di Paola Setti e di Ferruccio Repetti vanno nella direzione giusta, cioè opportuna). Da parte mia però non posso che manifestare un po’ di scetticismo nei confronti del candidato alla carica di sindaco. Non lo conosco proprio e quindi non c’è davvero nulla di personale. Noto però che a Genova (ed in Liguria) a livello di esperienza elettorale del centrodestra, negli ultimi quindici anni, sono stati inferti vigorosi colpi d’ariete (contro la sinistra) da parte di persone che si giovavano di un’investitura popolare, legata naturalmente al momento storico. Alludo a Serra (Lega Nord) sconfitto da Sansa e a Castellaneta (sconfitto da Pericu). Claudio Eva (non arrivato al ballottaggio perché sconfitto da Castellaneta) era pressoché sconosciuto all’opinione pubblica. Magnani (noto di suo per la lunga militanza socialista) riuscì a sorpassare poi Castellaneta e fu sconfitto al ballottaggio da Pericu.
L’unico successo è stato quello a livello regionale di Sandro Biasotti che non è riuscito a replicare il primo mandato regionale. Se tanto mi dà tanto: Castellaneta è riuscito ad arrivare ad un soffio (la prima volta) dalla carica di Sindaco grazie al momento favorevole che gli concedeva un’investitura popolare (anche al di sopra dei suoi effettivi meriti); Biasotti, invece, noto imprenditore ha vinto grazie alla sua immagine e ai diversi equilibri configuratisi nell’elettorato regionale.
Fatti quattro sintetici conti appare dunque che in mancanza di un’investitura popolare o si candida un politico tradizionale noto e affidabile o un imprenditore all’onor del mondo. È naturale che poi intervenga a sostegno dell’uno o dell’altro, la ricaduta politica derivante dall’andamento nazionale. Dunque, sottratosi Biasotti alla candidatura, occorreva o ricercare un politico locale noto per capacità e serietà o un’imprenditore conosciuto e stimato per la sua attività nell’area cittadina. La soluzione effettuata sembra essere di ripiego nel senso che se Serra e Castellaneta sono stati portati alle candidature dal vento impetuoso (quando soffiava) della Lega Nord, Sandro Biasotti è stato scelto da Alleanza Nazionale che ha interpretato (al meglio) lo spirito imprenditoriale suggerito esplicitamente dalla leadership di Silvio Berlusconi. La candidatura del prof. Enrico Musso (come d’altronde quella, incidentale, del prof. Claudio Eva, che sostituì Ugo Signorini, ammalato) sembrano nascere da un gruppo estremamente ristretto e chiuso di ispirazione liberale che si avvale dell’opera (politico-confessionale) di don Gianni Baget Bozzo. È espressione di un’area degna di grande stima, quella liberale, per la coerenza e il rigore ideologico-politico mantenuti nei decenni bui che ci stanno, fortunatamente, alle spalle. Quest’area presenta però il limite tipico di un gruppo di notabili, quasi fosse organizzato in un ordine professionale. Quanta sostanziale differenza rispetto allo spirito «brianzolo» di cui è espressione potenziata l’attività imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi. Mi chiedo dove sia andata a finire quella cultura dell’impresa tanto sostenuta (anche in convegni) dal sen. Marcello Dell’Utri e così vilipesa da tutta una serie di intellettuali italiani sovente incapaci di comprendere il senso del problema complessivo dell’azienda Italia e del suo Pil. Non voglio minimamente negare le competenze tecniche e scientifiche del prof. Enrico Musso ma continuo a credere che la candidatura di un imprenditore sarebbe stata più opportuna perché, accanto all’eventuale sperabile successo, nella cultura politica italiana occorre alimentare sempre più il tratto imprenditoriale (accanto a quello tecnico e scientifico che può essere apportato sia dalla presenza di managers, pubblici e privati, sia dai professori universitari più qualificati nelle rispettive discipline).
Questo argomento andrebbe naturalmente sviluppato più a fondo. Resta però l’impressione che anche la parte genovese del centrodestra voglia andar in controtendenza (le antiche espressioni antiberlusconiane del prof. E. Musso ne sono una significativa spia).
Per me, l’area del centrodestra, la può sostanzialmente favorire, nelle elezioni locali, la continuità in negativo offerta dall’attuale governo nazionale. Se si va avanti ancora per tre quattro mesi di questo passo, il consenso al centrosinistra (sinistra-centro) sarà ulteriormente decurtato. E quindi localmente il tanto sperato rovesciamento potrà avvenire.
Ne sarò lieto e disposto a fare penitenza. Una penitenza, naturalmente, del tutto laica. La stabilisca pure lei, rigorosamente a vittoria avvenuta, dott. Lussana.
Claudio Papini