In due cd il meglio di Trovajoli, l’«artigiano» più amato da Risi

L’autore di «Roma nun fa’ la stupida stasera»: «Non aspettatevi Benedetti Michelangeli...»

da Roma

«Non aspettatevi Benedetti Michelangeli, eh!». S’è quasi fatta l’ora di pranzo, alla Casa del cinema, quando Armando Trovajoli, 91 anni compiuti il 2 settembre scorso, si siede al pianoforte. Reinventa, in una sorta di improvvisazione jazz, Roma nun fa' la stupida stasera e un brano di Ciao Rudy, per «ricordare Marcello». Il tocco è lieve, ispirato, in platea c’è chi si commuove. Hanno appena parlato Carlo Rossella, Giampaolo Letta, Pippo Baudo, Gigi Magni, Ettore Scola, Enrico Montesano, Tullio Kezich, Carlo Vanzina, Bruno Cagli, l’ex ministro Rutelli. L’occasione è l'uscita di un cofanetto edito da Medusa, «uno scrigno» lo chiama Enrico Magrelli, contenente un dvd (il concerto all’Auditorium della musica del 28 aprile 2007), due cd (una selezione di brani tratti dalle commedie musicali e dai film), un libro di 140 pagine (ricolmo di fotografie e testimonianze). Titolo della strenna, dal 5 novembre nei negozi al prezzo di 39 euro: Armando Trovajoli, le stagioni di un artista. Dal fondo nero, in copertina, emerge la bella faccia del compositore: gli occhiali tondi, la barba curata, i capelli bianchi portati lunghi dietro. «Grazie a tutti, ma non merito tanto onore. Sono solo un modesto artigiano che ha provato a fare del suo meglio», sussurra.
Come l’amico di una vita Dino Risi, che compare già smagrito nella schietta video-intervista al musicista di Antonello Sarno, Trovajoli è schivo, poco incline alle celebrazioni troppo aggettivate. Confessa: «Arrivato a una certa età non sopporti più gli anni che compi, subentra una specie di amara rassegnazione. Vorrei attraversare la giornata del mio compleanno ignorandolo, purtroppo gli eventi, e gli affetti, vanno in un'altra direzione». In sala c’è la moglie Maria Paola, premurosa e avvolgente.
Una sola volta Trovajoli ha fatto l'attore, nel ruolo di se stesso. Il «dentone» Alberto Sordi, nell'indimenticabile episodio dei Complessi, apriva la porta sbagliata e si ritrovava in sala d’incisione, beccandosi gli insulti coloriti del compositore romano. «La credevo settentrionale», si congedava Albertone. Quella di Trovajoli è una «romanità» gentile e mai sguaiata, forse perché armonizzata dal jazz, oltre che da una elegante naturalezza. Però chi se non lui avrebbe potuto comporre le melodie di Rugantino, Ciao Rudy, Aggiungi un posto a tavola o Vacanze romane? E a non dire delle colonne sonore, quasi 300, tra le quali spiccano le tante composte per Risi e Scola. Un sodalizio mai interrotto, quello con il regista di Una giornata particolare, che di Trovajoli loda non solo la musica, sempre intonata alle immagini, ma soprattutto la qualità umana: «Armando suscita sempre buon umore, anche quando capita di essere un po’ aggrondati o preoccupati».
È Montesano, che fu azzeccato Rugantino, a strappare il sorriso della platea quando rievoca i consigli di Trovajoli su come pronunciare i versi, cri-cri incluso, di Roma nun fa’ la stupida stasera. «Me la rovinano tutti», protestava. Mentre Baudo, che quasi si metterebbe al pianoforte, paragona l’ouverture di Rugantino a un’opera di Puccini: «Armando è un grande e basta». In questo clima di beatificazione, Trovajoli sceglie il basso profilo. Lui, che definì le proprie mani «da ostetrica, da timbra-lettere alla Posta» in confronto a quelle del «genio» e amico Benedetti Michelangeli, nella sua lunga carriera ha preso un po’ da tutti: da Bach e Mozart, da Ellington e Gershwin. «Ancora oggi quando sto al piano mi sento un diciottenne», rivela. E si becca la standing ovation.