Due chiacchiere col mister

Buongiorno, Mister Novellino, anzi buonasera, beh dipende da quando leggerà questo mio scritto e soprattutto se avrà la bontà di leggerlo!
Partendo dal presupposto che io (e come me molti, anzi moltissimi) la stimo moltissimo come allenatore e soprattutto come uomo, vorrei andare indietro a domenica e analizzare a mente fredda, le dichiarazioni da Lei rilasciate in conferenza stampa: «Tutti i ragazzi hanno dato sempre il massimo», «due mesi storti su quattro anni ci possono stare» «volevo portarli sotto la Gradinata, ma “loro” non hanno voluto perdonare». Lei è libero di interpretare la situazione come ritiene più opportuno, però, se mi consente, anche Noi, e per Noi intendo quelli che ci sono sempre in casa e fuori, abbiamo un’anima e un cuore e soprattutto, dopo tanti anni di Sampdoria, abbiamo occhi per vedere e cervelli per capire. Nel periodo più grigio di questa annata, ci sembrava che l’unico veramente amareggiato fosse proprio Lei, forse deluso da qualcuno dei Suoi o forse deluso dal «campionato che non Le apparteneva», alla fine di ogni partita-sconfitta, Noi avevamo l’impressione che la cosa più sudata fosse la Sua camicia! Le giuro che se questa sensazione non fosse balenata nelle nostre teste, nessun tipo di contestazione Vi avrebbe aspettato fuori dagli spogliatoi, perché questi comportamenti non sono nelle corde della nostra tifoseria, abituata da sempre al rispetto dei ruoli e all’attenta analisi prima di partorire anche il minimo disappunto.
Faccia conto che negli ultimi anni abbiamo incitato giocatori come Luiso, Casale, Vasari e Possanzini, che tutto hanno fatto, tranne che indossare dignitosamente la Nostra maglia, ne consegue che abbiamo spalle abbastanza larghe e soprattutto non dimentichiamo nulla, come ad esempio non abbiamo mai dimenticato l’affronto fatto da «uno» che per anni ha fatto il capitano, eretto da Noi a bandiera eterna, per poi ritrovarcelo nemico e soprattutto asservito alla corte dei potenti, dimenticandosi di un passato che lo ha portato ad essere ciò che è ora e rimandando di anno in anno le spiegazioni sulla sua dipartita dalla Samp.
Quindi può capire come la Nostra tifoseria sia cresciuta attraverso gioie e dolori, ed abbia la capacità di criticare senza ferire nessuno, ma cercando di far comprendere a chi indossa la maglia blucerchiata, che si lotta , si suda e ci si impegna alla morte, se poi i punti in classifica sono pari a zero, pazienza, è il gioco del calcio, Noi canteremo lo stesso, perché come diceva un Suo illustre predecessore «Sampdoria è Sampdoria».
I fischi di domenica sono «dei soliti noti», quelli che Lei ha imparato a conoscere in questi anni, quelli che da decenni ci portiamo dietro con il loro perenne «nasino all’in su», opportunisti pronti a salire sul carro del vincitore appena ne hanno la possibilità, Noi dalla Sud abbiamo solo cantato, persino nell’intervallo! Quindi stia tranquillo, Mister, non abbiamo dimenticato ciò che Lei e i ragazzi avete fatto in questi quattro anni, perché come scrivevo sopra, la Nostra memoria è ottima e soprattutto non siamo degli irriconoscenti, abbiamo manifestato, a parole, con dei faccia a faccia, la nostra preoccupazione per una barca, che grazie a Dio non è affondata.
In ultima analisi vorrei esprimere questo concetto: se l’anno prossimo ci rivedremo, caro Mister, e il mio se è scaramantico, perché per me l’allenatore della Samp è e sarà Lei, mi piacerebbe che al primo incontro raccontasse «ai nuovi arrivati» che cosa sia il tifo sampdoriano, e soprattutto vorrei che la Nostra maglia fosse indossata da uomini moralmente importanti che riescano a portare il peso del «blubiancorossonero» con orgoglio e dignità, e comunque «brindiamo a Novellino che il Doria ha riportato in A»!