Due consigli per rifondare il Pdl

Basta stare sulla difensiva, il Cavaliere ora passi all’attacco: al
partito serve una nuova classe dirigente, con più giovani e donne. I
militanti votino il programma e scelgano il loro leader attraverso le
primarie

È tempo di rifondare il Popolo della libertà e di riprendere l’iniziativa politica. Il partito più grosso del nostro parlamento non può vivere di luce riflessa, non può sopravvivere all’ombra del governo e non può semplicemente giocare in difesa contro i fuorusciti alla Fini e i fuorentrati alla Montezemolo. Deve andare all’attacco, tornare alla luce come i minatori cileni, accantonare chi non è affidabile o credibile e rigenerarsi. Deve dotarsi di una linea, una nuova leadership di partito, possibilmente giovane, e avviare un processo per selezionare una nuova classe dirigente.
Berlusconi sembra averlo intuito quando ha sottolineato l’esigenza di rifare il partito ed ha giustamente distinto l’esperienza nel complesso positiva del governo dall’esperienza nel complesso negativa del partito. Ma è giunto il momento di articolare la politica su due piani: quello delle opere e realizzazioni, che è compito del governo, e quello dei progetti e del laboratorio, che è compito del partito. Al governo il presente, al partito il futuro. Non si può assistere inermi o lagnosi al degrado progressivo della politica in tutti i versanti, all’invocazione continua di papi stranieri e di alleanze per unire i diversi nella assurda convinzione che coalizzando le debolezze nasca una forza. Ma se le debolezze non hanno un vero collante, un leader riconosciuto e un’idea forte non producono alcuna forza, moltiplicano solo la debolezza. Bisogna pensare al rilancio della politica, nel senso più alto della parola: Berlusconi può decidere a questo punto se opporsi alla politica nel nome del fare o se distinguere il fare del governo dall’agire politico, favorendo il rinnovamento del suo partito. È tempo di azzerare i vertici del partito e di coinvolgere il partito in un’opera di rifondazione: l’atto fondativo più forte e più coinvolgente può essere una consultazione popolare su un programma politico condiviso e sulla designazione del leader del partito, mediante primarie. E a cavallo di queste consultazioni, una grande assemblea di fondazione.
Occorre un salto generazionale e un rilancio forte, a vista di popolo: sarebbe bello che il popolo delle libertà fosse chiamato a scegliere almeno fra una terna di candidati, magari quarantenni e con almeno una presenza femminile. Sarebbe il modo migliore per rispondere a questa fase di stagnazione e degrado che avvertiamo in tutto il paese e che attraversa maggioranza e opposizioni.
Ma sarebbe anche un modo per consentire a Berlusconi di governare il cambiamento e non subirlo o frenarlo, promuovendo lui una vera rifondazione del partito. Sarebbe un modo anche per convogliare all’interno il dissenso, evitando la dispersione, la defezione e la possibilità che il partito di Fini, non per suo merito ma per un fenomeno chimico o meccanico, diventi il collettore di tanti mal di pancia interni al Pdl; una specie di raccolta indifferenziata dei disagi, i dissensi e le frustrazioni personali e politiche. Per questa ragione sarebbe importante che l’anima di destra del Pdl, i provenienti da An, abbia luoghi, temi e personaggi in cui identificarsi, oltre il premier, in modo da rendere visibile la sua presenza. In più il rilancio del partito consentirebbe di arginare l’emorragia che il Pdl rischia di subire a nord a vantaggio della Lega.
Un’iniziativa di rifondazione sposterebbe sul terreno dei partiti e della politica le tensioni e i problemi che travagliano oggi la maggioranza, lasciando al governo la responsabilità piena di governare. Sarebbe un’efficace camera di compensazione. Il progetto di questa operazione dovrebbe essere trasparente e condiviso dalla larga maggioranza del paese: avere per tre anni un governo che governi sul serio, interamente immerso nei problemi reali del nostro paese e che si occupi di realizzare i programmi annunciati. Vogliono la legge elettorale? Proponetela voi, ma non per tagliare il premio di maggioranza, come vogliono loro, semmai per blindarlo e portarlo a coerenza anche al Senato; insieme però ripristinate il diritto di sceglierci i nostri rappresentanti. Poi tagliate in modo incisivo e spettacolare i costi della politica, i privilegi e gli sperperi della casta: è l’unico modo per riconquistare la fiducia degli italiani e mettere in imbarazzo gli oppositori che chiedono sacrifici al paese ma non sono disposti a cominciare dai loro palazzi. Ma dall’altra parte rilanciate il partito per avere un laboratorio dove affrontare i travagli presenti, affinare uomini, gruppi, proposte e linguaggi per preparare il futuro. Al partito affidate la gestione dei dissensi, la dialettica degli scontri e le polemiche, tenendo fuori il governo e il suo premier.
A Berlusconi il compito di rivolgersi all’Italia intera e al suo popolo; al partito il compito di rivolgersi ad una parte del paese, la propria, e a duellare. Sarebbe un gran salto di qualità, abbiate il coraggio di farlo. Se non lo fate voi, lo faranno senza di voi, contro di voi. L’alternativa è andare il più presto possibile al voto che, con la pancia, sembra il rimedio migliore; ma non si può vivere di sole urne. Lasciate che siano altri a provocare il ricorso al voto, voltando le spalle al governo: per esempio l’eroe dei tre monti, Montecitorio, Montecarlo, Montezemolo.