Due domandine a Wladimir

Furio Colombo, prima delle elezioni, ha scritto che «il modello di Berlusconi adesso è Putin» e quindi c’è da aspettarsi «la pratica di far spiare dai servizi segreti i giudici e i giornalisti», e nondimeno «una dittatura che vuol dire togliere la parola» perché in definitiva «il Paese in cui è stata assassinata la giornalista Olga Politoskaia è il modello di comportamento del governo Berlusconi». Parentesi: la Politoskaia si chiamava Anna. In ogni caso, qui ci sarebbe da chiamare il sanatorio, giacché solo una cosa purtroppo è stravera: che Vladimir Putin è inopinatamente quella roba lì.

L’amicizia con la Russia è una buona cosa, ma agitarsi per il Tibet non significa dimenticare che nell’ex Unione Sovietica la libertà di stampa è una chimera e che negli ultimi dieci anni hanno fatto fuori più di 200 giornalisti. Che Putin faccia chiudere i giornali sgraditi non è una forzatura: è solare. Che ci siano intere zone della Russia interdette alla stampa, la Cecenia su tutte, è comprovato. Che da quelle parti abbiano ammazzato anche il cronista di Radio Radicale Antonio Russo, trovato morto nel 2000 dopo che aveva raccolto materiale compromettente sulle truppe russe, ecco, non è che ce lo siamo dimenticato proprio tutti. L’amicizia di Berlusconi con Putin può essere vista come un problema o come un’opportunità: confidiamo in quest’ultima, e sul paio di domandine che Vladimir, prima o poi, meriterà.