DUE ESTREMISMI SUL RAZZISMO

Non commetteremo il grave errore di banalizzare la gravità di quel che è successo ieri a Nettuno parlando di «balordi» o peggio ancora strumentalizzando le prime dichiarazioni dei tre ragazzi fermati e del comandante dei carabinieri. I tre giovani (il più grande ha 29 anni e gli altri due sono poco più che adolescenti, 19 e 17 anni) hanno detto a chi li interrogava che in quel che hanno fatto non c’è un movente razziale: «Avevamo bevuto, avevamo fumato hashish, cercavamo un gesto eclatante per provare una forte emozione, abbiamo preso di mira il primo che ci è capitato sotto mano». Il comandante dei carabinieri ha fatto sapere che «al momento l’unica cosa che posso dire è che ci troviamo di fronte a un gesto di stupidità assoluta».
Ma sarebbe appunto un grave errore liquidare la faccenda come una bravata di tre giovani con la testa vuota come purtroppo è vuota quella di molti loro coetanei. Se anche fosse vero che i tre avrebbero dato alle fiamme qualsiasi «barbone», anche se italiano, resta il fatto che un allarme razzismo in Italia oggi c’è, eccome se c’è. Non fosse altro per il fatto che molti stranieri, soprattutto se extracomunitari, sono oggi i soggetti più deboli: e come tali diventano automaticamente i bersagli più facili. Bersagli non solo di «spedizioni» alla Arancia meccanica, com’è nel caso di ieri; ma anche di vari tipi di maltrattamenti, di insulti, di sospetti, di emarginazione.
Noi non siamo tra coloro che negano l’esistenza di questo fenomeno. Che lo si chiami razzismo, o xenofobia, oppure ostilità verso il diverso, poco cambia. Chi non vede questa realtà non è molto distante - come modo di pensare - da chi sostiene che le camere a gas non sono mai esistite. È insomma un nuovo negazionismo, un estremismo che impedisce di porre le condizioni per un miglioramento della convivenza per tutti, italiani e stranieri. Quando, su questo giornale, ho scritto dell’infame pestaggio cui è stato vittima un giovane di colore da parte dei vigili urbani di Parma, l’Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia ci ha inviato un comunicato dicendosi indignata per il mio articolo, che pareva «una pagina di Repubblica oppure de l’Unità». È un Paese malato, quello in cui si ritiene che la stampa debba essere spaccata in due, e che ciascuna delle due parti debba chiudere gli occhi di fronte ai fatti per sostenere sempre e comunque una «parte» che prescinda dalla realtà.
Ma accanto all’estremismo dei «negazionisti del razzismo» ce n’è un altro, speculare e opposto. Quello di coloro che scomunicano, anzi espellono dal consesso civile chiunque dia notizia anche dei delitti compiuti da stranieri fatti entrare in Italia con troppo buonismo e troppa disinvoltura. Ieri, ad esempio, c’è stato un nuovo stupro, e i responsabili sono alcuni maghrebini: ne diamo notizia, ovviamente, ma sappiamo già che qualcuno ci accuserà, per questo, di essere «razzisti».
Esageriamo? Non ci pare proprio. Nei giorni scorsi perfino un giornale non sospettabile di simpatie destrorse o leghiste quale il Riformista è stato duramente attaccato per aver scritto, in un titolo, che colpevole dello stupro di Guidonia è una «banda di romeni». Per un certo politicamente corretto non si può neppure scrivere che un romeno è romeno?
A questo secondo tipo di estremismo ha dimostrato ieri di appartenere - e francamente ne siamo un po’ sorpresi - anche un moderato, un «centrista» come Pierferdinando Casini, che si è accodato a chi indica il centrodestra quale mandante morale di killer e incendiari. «Chi governa il Paese - ha detto Casini - non può in alcun modo eccitare gli animi sistematicamente e far passare nel Paese l’idea che gli extra-comunitari sono tutti delinquenti e come tali vanno trattati».
Cerchiamo di capirci, signor ex presidente Casini: chi dice che l’immigrazione incontrollata ha portato anche problemi di criminalità sostiene che gli extracomunitari sono tutti delinquenti? Vedere un allarme delinquenza soprattutto in certe aree degradate, e cercare di risolvere questo problema, equivale a essere razzisti?
Purtroppo, fino a quando il Paese continuerà a restare così spaccato in due - da una parte i «negazionisti» del razzismo e dall’altra quelli che il razzismo lo vedono ovunque - sarà difficile trovare una soluzione. Continueranno piuttosto a crescere la contrapposizione, l’odio, la paura.