Le due facce dell’aula Dal vulcanico Sandulli alla sfinge-Carraro

Il presidente della Corte protagonista: scherza, è loquace e spiega ogni cosa

da Roma

I protagonisti della prima giornata di appello sono due e su fronti opposti. Da una parte il 56enne avvocato romano Piero Sandulli, presidente della Corte federale e dall’altra il 67enne Franco Carraro, ex presidente della Federcalcio, sul banco degli accusati. Tanto esplosivo, loquace e qualche volta fuori dalle righe il primo, quanto tenebroso, pensieroso, addirittura muto il secondo. Due modi diversi di vivere un processo: chi deve giudicare che si comporta in modo brillante, estemporaneo, estroverso; chi è giudicato che si chiude a riccio, si mette le mani sulla faccia, tiene lo sguardo fisso nel vuoto senza mai soffermarsi su qualcuno in particolare, una maschera da tragedia greca dove il sorriso è bandito dal viso di quello che è stato per anni l’uomo più potente del calcio italiano.
Sorpresa ha destato il comportamento di Sandulli. Saranno fischiate le orecchie a Cesare Ruperto, l’81enne presidente della Caf che, da presidente emerito della Corte Costituzionale, aveva condotto con estremo rigore il processo in prima istanza. Sandulli invece ha voluto calarsi nella parte del protagonista. Ecco allora l’irrituale discesa alla riapertura pomeridiana dei lavori nel salone riservato alla stampa con una dichiarazione che ha stupito più di uno. «Volevo scusarmi con voi per le riprese tv che sono state effettuate solo per mezz’ora. Ora potrete riprendere tutto il processo senza limiti di tempo, così tutti potranno vedere che non stiamo strozzando il dibattimento per fare in fretta. Così ci darete una mano a far capire cos’è la giustizia sportiva e quali sono le sue regole». Nulla di più, niente sui tempi, anche perché in mattinata aveva testualmente detto: «Finire lunedì? Non mettiamo limiti alla provvidenza, noi siamo qui. Il giusto procedimento lo stiamo garantendo». Poche parole per poi tornare in aula salvo replicare con un «non rispondo», a chi gli chiedeva dell’iniziativa della Coisuc e della Res Publica, associazioni onlus per la tutela dei consumatori, che avevano chiesto le sue dimissioni, facendo riferimento alla sentenza 1545 del 25 settembre 2000 che condannò Sandulli, allora nella giunta del sindaco Rutelli, a rifondere all’Erario la somma di 192.738.683 di vecchie lire.
Tanto simpatico Sandulli, quanto kafkiano Carraro che, di fronte alle domande dei cronisti e alle telecamere che lo inquadravano, se n’è rimasto in totale e assoluto silenzio, senza che un muscolo della faccia si muovesse. Un moto però Carraro l’ha avuto in aula, quando il legale della Lazio Ugo Longo ha affermato che «l’unico soggetto a recepire le richieste delle società è il presidente Carraro e i suoi vicepresidenti», Carraro ha vistosamente indicato se stesso come a dire: no, sono solo io, solo a me spettano i rapporti istituzionali. Meno male, un segno di vita l’ha dato.