Le due facce dell’estate: chi fa comizi non-stop e chi russa in spiaggia

Nell’agosto afoso della crisi, leader e peones si dividono in tribù: iperattivi come Bossi e Casini, desaparecidos come D’Alema e Fini

L’estate della politica come un bagno in Versilia. Onorevoli, ministri e aspiranti leader in fila per due: da una parte i sommersi, dall’altra i surfisti. Perché tira forte il vento della crisi economica, allora chi se lo può permettere indossa i bermuda dell’onnipresenza e cavalca l’onda mediatica. Gli altri si rintanano sotto l’ombrellone, leggono meditano e russano, e magari confidano in un autunno caldo.
Il look da virtuosisti delle acque agitate, s’è visto, s’addice bene alla comitiva leghista, e forse quegli occhiali scuri giorno e notte sul volto di Umberto Bossi non è solamente un’esigenza post operatoria... Del resto, dopo gli ultimi mesi passati a velocità massima, c’è da aspettarsi che il capo del Carroccio non scali mica la marcia anche con un gomito rotto. Incidenti di percorso, roba da lupi di mare. Il Senatùr s’è guadagnato i titoli dei giornali a colpi di pernacchie in favore di alleati (la prima a Formigoni, la seconda per Alfano), in mezzo un bel dito medio dedicato al cantante salentino che esalta il tricolore, e per finire quel look da bocciofila in pineta con canotta bianca e sigaro acceso che fa discutere i fini politologi. E come non citare gli exploit dialettici nei confronti di Brunetta («Nano di venezia, non rompere i coglioni»), di Casini («uno stronzo») e dei giornalisti tutti («gente a cui dare quattro legnate»).
Insomma, una stagione rovente per chi vuole viverla da protagonista. Il fido Roberto Calderoli non poteva non imitare il maestro, a cominciare dal linguaggio. È lui a farsi portavoce della linea padana sulla manovra, in tv e sull’uscio di via Bellerio. Oggi mette un paletto qua, domani lo sposta di là. Fa il cane da guardia alla pensioni degli operai di Dalmine, morde le caviglie dei calciatori Paperoni che non vogliono pagare il contributo di solidarietà. E proprio lui, che fino a un mese fa si vantava di maneggiare la scure, quando si tratta di tagliare i Comuni della Val Brembana impugna il cucchiaio. È diventato l’incubo delle redazioni in notturna: ecco «l’affondo» di Calderoli puntuale ogni sera alle 23.59, in diretta dal festival della salamella bergamasca.
Che volete, le telecamere piacciono. Pure a Pier Ferdinando Casini, perché mettono in risalto l’abbronzatura. Il centrista è sempre pronto a controricattare il Pdl in cambio di un appoggio in Parlamento a patto che «sul decreto non si lasci imporre i veti incrociati dei leghisti». Eppure in caso di elezioni l’Udc è abituata a non far storie quando invece servono i voti incrociati della destra e della sinistra, al tepore dei «due forni». Sempre in mostra, e non solo per merito delle camicie floreali, pure il governatore lombardo Roberto Formigoni. Che sullo sfondo ci siano gli yacth di Porto Cervo o i motti esistenzialisti del Meeting ciellino, non fa differenza: continua a studiare (e ad esternare) da premier. Salvo poi ricucire, non le sue camicie per carità, anzi dire che lavora «per il bene del Pdl», s’intende.
Eppoi Di Pietro che straparla non fa notizia praticamente dal ’94, e di Bocchino ormai interessano più i giri in barca con la Began delle sue analisi parere sul futuro della legislatura. Piuttosto verrebbe voglia di avvisare la Guardia costiera per una sparizione illustre tra i flutti del dibattito politico. Il capitano Gianfranco Fini s’è spiaggiato ad Ansedonia. Con Elisabetta e prole, ovvio. Ma l’anno scorso a quest’ora faceva le prove del video per chiarire - modo di dire - sulla vicenda della casa monegasca finita al Tulliani cognatino. Oggi il presidente della Camera è muto tra i pesci. Nemmeno un’uscita anticasta di maniera, un colpetto al berlusconismo tanto per... Maschera, pinne e boccaglio. Gianfry d’immersioni ne sa qualcosa.
Tre uomini in barca: Bocchino, Fini e Massimo D’Alema. Ikarus o no, Baffino non emerge in superficie delle agenzie di stampa più o meno da un mesetto. A parte la smentita affannata a proposito dei legami con Gavio e l’affaire Serravalle. Zitto zitto se ne sta. Malgrado il compagno Penati si sia appena scansato la galera per un soffio e la Stalingrado d’Italia bruci.
Tuttavia non sai se preoccuparti di più delle urla o dei silenzi. È più pericoloso Amato che dà lezioni sui governissimi o Montezemolo che annuncia per la quarantesima volta un’imminente discesa in campo? Più furbo Tremonti, rinchiuso a smussare la manovra, o Bobo Maroni, unico leghista o quasi a suo agio nei fondali del politicamente corretto? Dai governi balneari ai ministri subacquei.
Tra chi galleggia e chi fa lo struzzo nella sabbia vai a capire qual è la strategia giusta. In ogni caso, di questi tempi, ai politici non conviene avvicinarsi troppo ai vicini bagnanti, da strizzare bene a settembre con nuove tasse. È già tanto che gli italiani non li prendano a ombrellonate.