Con due Ferrari alla scoperta della magica India

da Milano

Un tempo era il luogo simbolo del fascino e del mistero delle terre a Oriente, un punto di approdo. Ora l’India è il Paese da dove si irradiano nuove potenzialità, e non solo sul piano economico. Tanto che la Ferrari ha eletto la patria di Gandhi a meta del suo ultimo tour, battezzato «Magic India Discovery», scattato il 25 febbraio da Mumbai.
«Stiamo respirando una passione, un entusiasmo, che francamente non ci aspettavamo - ha dichiarato dalla sua postazione privilegiata in seno alla carovana Rossa, Davide Kluzer, capoufficio stampa prodotto dell’azienda emiliana -: al nostro passaggio, la gente appare visibilmente emozionata, è una gioia per gli occhi scorgere tra la folla ragazzini, anche bambini, che indossano la maglietta con il logo del Cavallino Rampante». Sembra, infatti, che siano le ultime generazioni a subire maggiormente il richiamo del marchio che porta il cognome del suo fondatore Enzo, il «Drake». Complici le tecnologie informatiche, Internet in prima fila, e il circuito dei mass media, che prevede edizioni locali per le maggiori testate internazionali del settore. Una circostanza che affonda le radici nella storia di ex colonia britannica del Paese. «Abbiamo verificato una volta di più - riprendono dallo staff Ferrari - come la nostra, che è una piccola azienda italiana, sia in grado di esercitare una forma di attrazione che si estende Oltreconfine. I valori che ci vengono riconosciuti in India, Paese dove la cultura dell’automobile è più radicata di quanto avremmo previsto, sono quelli di simpatia e di appeal agonistico, dal momento che disputiamo il Mondiale di Formula 1 e che nel 2008 entrerà in scena il primo team di casa, la Force India di Giancarlo Fisichella. Ma anche, attenzione a dettaglio, unicità ed esclusività». La casa di Maranello esclude, almeno in tempi brevi (si parla di due/tre anni) un ingresso diretto nel Paese. «Di Ferrari in giro, però, ne abbiamo viste, così come abbiamo riscontrato una propensione di fondo all’acquisto, la voglia e la curiosità di farlo. Un dato che ci fa ben sperare per il futuro». Spostandoci sugli aspetti tecnici del Tour, le due 612 Scaglietti, protagoniste della scena, hanno mostrato di sapersela cavare al meglio su qualsiasi tipo di fondo, dalle strade più curate ai percorsi più impervi. Affidate a turno a una selezione di giornalisti specializzati, hanno onorato sinora la tabella di marcia senza incontrare particolari problemi. «Il cronista di Hong Kong, firma di Sing Tao Daily (il secondo più importante quotidiano in lingua cinese, ndr), che ha affrontato la prima tappa, ha dichiarato che non si aspettava fosse possibile abbinare performance, piacevolezza e comodità di guida», informano dal campo base.
Il collega di Quattroruote, Carlo Di Giusto, aggregato alla spedizione sino al 4 marzo, commenta dal suo blog, riportato sul sito del mensile dell’Editoriale Domus: «Ci sono strade, in India, che sono come la vita. Vai dritto per centinaia di chilometri, tutti uguali, con poco o niente d’interessante intorno. Poi, all’improvviso ti ritrovi non sai nemmeno tu dove. Non lo sai e non hai nemmeno voglia di saperlo: hai solo voglia di ricominciare a guidare - guidare - con un entusiasmo che non avresti neppure sognato d’avere prima, su quella strada stretta, sconnessa, scomposta che hai davanti».
Non è difficile crederlo. «La Cina, meta di un precedente Tour Ferrari - aggiunge Kluzer - rappresentava un buco nero, un mondo da scoprire. Quella dove siamo adesso è, invece, una terra da conoscere. Anche sul piano religioso. Le differenti credenze, qui, convivono in piena armonia».