Due generazioni si confrontano attraverso la poesia

Appartiene alla ristretta cerchia degli autori di teatro che prediligono la scrittura in versi Ludovica Ripa di Meana, attenta indagatrice del tragico calato nel moderno che, dopo il successo di lavori quali Ciò Esula e Kouros, affida adesso gli endecasillabi sciolti del suo inedito Il Principe Furente a un interprete di forte temperamento come Valentino Villa e ad un regista equilibrato ma profondo come Marco Angelilli. Lo spettacolo debutta questa sera al teatro San Genesio di via Podgora (repliche fino al 13) e l’eco che suscita va ben al di là del semplice allestimento: risale la corrente della lingua, della poesia spinta a visioni drammatiche e archetipiche, tratteggiando i lineamenti di una storia che evoca re e principi-eredi, padri e figli, vecchi e giovani. In un quadro di forti conflittualità generazionali e ideologiche dove è proprio il senso - e la percezione - della vita il punto dolente della questione. Come in Kouros lo scontro prefigurava scenari di «diversità» sessuale e di aneliti di libertà, anche in questo prezioso monologo (o «dialogo di furia e silenzio») la battaglia tra il giovane erede, cresciuto in una consapevole distanza da tutto e da tutti, e il suo anziano genitore è una contesa gravida di approdi estremi e di scelte fatali. E non potrebbe essere diversamente visto che, sottesa alla bellezza della poesia, fa capolino qui una tragedia classica rivestita di attualità; un mito senza tempo capace di risuonare dentro ciascuno di noi. A partire proprio dall’attore monologante, pervaso, a detta dello stesso regista, «da una furente necessità; talmente innamorato del testo da sentirsene abitato». La costruzione della messinscena molto deve, dunque, al contributo personale dell’interprete. Ma molto deve pure alla supervisione di un raffinato uomo di lettere come Vittorio Sermonti, alla cura con cui l’autrice si è messa «a disposizione» dell’artigianato scenico e alla non comune sensibilità con cui Angelilli ha accostato questa delicata partitura.