Due giornalisti per un «noir» alla genovese

L'incipit è davvero irreprensibile. Sembra di aver sotto gli occhi certi inizi di autori fine anni Novanta, magari qualche rondista, deciso ad abbandonare le scene di «genere» per divagare nel mondo del noir. Quella divagazione sul signore solo seduto in un angolo di ristorante di Borgo Incrociati ha il gusto elegante degli anni Trenta, non senza l'attenta osservazione di un giornalista contemporaneo. E che Max Mauceri sia un ottimo giornalista - forse un poco fazioso visto che si è formato nella redazione genovese dell'Unità - da dove golosamente il Secolo XIX lo ha chiamato alla cronaca, c'è poco da dubitare. Alla sua altezza sembra anche Andrea Casazza, altro suo compagno - non so se di partito o di professione - che sembra aver sposato il ritmo narrativo del compagno di avventura un po' come aveva fatto Lucero con Lucentini. Anche se - occorre aggiungere che la super visone di Claudio G. Fava - ha in un certo senso consolidato e reso stabile il connubio.
Fava, antico esponente della sinistra siculo-ligure, nonché altrettanto antico critico cinematografico, premette poi al racconto una disincantata prefazione, nella quale fa saggiamente osservare la generale inutilità delle prefazioni e l'improponibilità in Italia di romanzi gialli. Tanto che a questo punto qualcuno si porrebbe il quesito sul perché, partendo da tali premesse, si sia spinto in una simile impresa.
Ego te absolvo si svolge nell'antico quartiere di Borgo Incrociati, ambiente decisamente proletario e che dunque risponde meglio alla vocazione vagamente populistica di un giornalista che, per ben dieci anni, ha lavorato alle pagine genovesi dell'Unità.
Il gusto sociologico, comunque, ha lasciato nell'autore una non indifferente simpatia per la descrizione d'ambiente. Che senza esagerare, mi ha a volte ricordato certe pagine di Balzac o Zola. Ne fornisce buona testimonianza la «biografia» della trattoria Chez Maxim, attraverso i suoi passaggi di proprietà, la clientela affezionata, le piccole storie umane che ne hanno segnato la storia.
Il resto, vale dire la comparsa dell'antiquario romano, sempre col suo cellulare in pugno, il suo viaggio a zonzo per il rione, gli incontri notturni sempre più minacciosi, per quanto possa apparire curioso, non ci interessano proprio. Rientra, vale a dire nel copione scontato del giallo all'italiana, scopiazzato dalla tradizione anglosassone, denso di frasi fatte di conio giornalistico, povero di inventiva e di immagini. Insomma, una storia già scontata con il suo inevitabile cadavere e il suo inevitabile investigatore che comunque Mauceri ha trasformato in donna bella ed affascinate, attribuendole anche il genovesissimo nome di Ottonello.
D'altro c'è poco da dire. Si tratta di un romanzo riuscito a metà. Nella prima parte, il gusto sociologico, la notazione d'ambiente sono lievi e frizzanti, anche se spiacciono quelle continue impunture non appena il discorso vada a cadere sugli anni del Ventennio; nella seconda una certa scontatezza si fa più pesante, fino a togliere gusto e passione alla vicenda. Un giallo per essere davvero interessante deve esserlo tutto, altrimenti si conclude, lasciando nel lettore il dubbio di aver letto troppo o troppo poco.
Max Mauceri, Andrea Casazza, Ego te absolvo, Fratelli Frilli Editori, Genova 2005, Pg. 238, euro 10,00.