Due giorni di fuoco per la band californiana, perfetta combinazione di rock potente e melodie dalle sonorità accattivanti

Lasciatosi alle spalle droghe e problemi psichici il gruppo è ancora oggi in testa alle classifiche

Antonio Lodetti

Il loro motto è Can’t Stop, ovvero non ci si può fermare, ed è il titolo del brano che apre i loro concerti. Sono i Red Hot Chili Peppers, perfetta combinazione di rock potente e melodia accattivante, di venature funky e pepati condimenti punk e psichedelici.
Abbondantemente superati i quarant’anni, lasciatisi alle spalle droghe, problemi psichici, esistenziali (soprattutto John Frusciante, il chitarrista - celebrato nei romanzi di Enrico Brizzi - che nelle sue lunghe fughe è stato sostituito da Dave Navarro) e anche il cadavere del chitarrista Hillel Slovak (morto nel 1988) sono ancora oggi una delle band più popolari del pianeta e lo dimostrano con l’Intergalactic Tour che approda al DatchForum stasera e domani.
La tournée della band è partita lo scorso giugno da Barcellona - con un successo stratosferico - toccando tutta l’Europa tranne il nostro Paese. Sono migliaia i fan ad attendere le epilettiche evoluzioni del cantante acrobata Anthony Kiedis e la sua voce profonda e ben controllata; quelle di John Frusciante che violenta la chitarra incrociando brutali trame ritmiche e abbondanti assolo ora amoreggiando ora duellando col roccioso basso di Flea e con i tamburi fosforescenti di Chad Smith.
Dalla trasgressione pura alla vetta delle classifiche non hanno perso lo spirito battagliero; l’impazienza dei ritmi e la varietà dei suoni sono le frecce più appuntite sull’arco dei Red Hot Chili Peppers come ha dimostrato anche l’ultimo (e debordante) doppio cd Stadium Arcadium che si allarga dal blues alla forma canzone al rock «spaziale».
I Red Hot sono così; tanta coreografia ma soprattutto tanta sostanza in una muscolare cavalcata che ingloba tutto il loro repertorio. Una storia che parte venticinque anni fa, quando questi ragazzi di Los Angeles si ribellano ai lustrini ed al metal e cominciano a sparare bordate di rock alternativo dal mitico Roxy sul Sunset Boulevard.
Un’avventura che cresce nutrendosi il contrario di tutto. Il loro primo album li presenta come una specie di Funkadelics; arrivano all’album perfetto con Blood Sugar Sex Magik, perdono per strada Frusciante che tornerà per sbancare le classifiche con Californication. Aprono un corridoio melodico con By the Way e tornano al rock neurotico con Stadium Arcadium.
Ai loro concerti ci sono ragazzine, rocker doc, quarantenni tirati a lucido, perfino genitori e figli uniti dalla lucida follia di pezzi come Californication, l’inno Under the Bridge, la morbida Scar Tissue fino ai brani più recenti compreso il superhit - dall’irresistibile ritmo e dal divertente videoclip - Dani California.