Due giorni da «grandi nomi» con Simon e Leonard Cohen

Stasera e domani, Leonard Cohen e Paul Simon. Bastano i nomi a far capire l’importanza dei due eventi in programma all’Auditorium. La Cavea ospita infatti due dei più importanti cantautori nordamericani. Cohen torna in concerto dopo 15 anni di assenza, mentre Simon negli ultimi anni si è esibito più volte a Roma. Indimenticabile la chiusura del tour con l’amico-nemico Garfunkel, davanti ai 500mila spettatori accorsi in via dei Fori Imperiali. All’età di 73 anni, Leonard Cohen ha deciso di tornare a cantare dal vivo le sue canzoni. Per anni ha rinunciato alla ribalta, chiudendosi nell’isolamento spirituale: dal ’93 al ’99 ha vissuto in un monastero zen a 200 chilometri da Los Angeles. Ora ha riscoperto la voglia di raccontarsi in concerto, cantando i suoi testi malinconici e affascinanti. Spesso, per i cantautori, si usa a sproposito il termine «poeta»: se ce n’è uno che lo merita, probabilmente è proprio Cohen, che prima di dedicarsi a melodie e armonie si era cimentato con la pura poesia, pubblicando la prima raccolta di versi quand'era ancora studente. Non è un caso che da lui abbia preso spunto Fabrizio De André, che tradusse e cantò in italiano vari brani del collega canadese.
Leonard Cohen ha debuttato alla fine degli anni ’60 con Songs of Leonard Cohen, disco aperto dalla splendida Suzanne, uno dei suoi capolavori. Il suo stile musicale semplice e scarno ha aperto la strada a un’intera generazione di cantautori, affascinati e rapiti dagli arpeggi della sua chitarra e dalla voce cupa e tagliente. Storie difficili, spesso disperate, che indagano sulla solitudine e sugli angoli bui dello spirito umano. In pochi anni ha pubblicato una serie di grandi album: Songs from a room, Songs of love and hate, New skin for the old ceremony. Molti suoi brani sono stati interpretati da altri artisti. Su tutti, la commovente versione di Hallelujah cantata da Jeff BucKley.
Cohen sarà sul palco con un ensemble di alto livello, formato da Roscoe Beck (basso e voci, direzione musicale), Neil Larsen (tastiere, strumenti a fiato), Bob Metzger (chitarre e voci), Javier Mas (chitarre acustiche), Christine Wu (Violino, viola, violoncello e tastiere), Rafael Gayol (batteria e percussioni) e Dino Soldo (tastiera, sassofoni e voci).
Domani salirà sul palco Paul Simon. Non è eccessivo definirlo un mito della musica, se è vero che il prestigioso settimanale americano Time lo considera «una delle cento personalità che hanno influenzato il mondo». Inutile elencare i numerosi riconoscimenti ricevuti, tra Grammy Awards e premi alla carriera. Per capire con chi si ha a che fare basterebbe citare qualcuna delle sue canzoni. Oltre alle gemme disseminate negli album con Art Garfunkel, Simon ha scritto capolavori anche da solista. In concerto canterà i suoi brani più celebri, da The boxer a Still crazy after all these years, da Graceland a You can call me Al, da Mrs. Robinson a The sound of silence.
La sua storia musicale inizia ai tempi della scuola, in un quartiere di New York, quando con il compagno di classe Garfunkel inizia a calcare il piccolo palco dell’istituto. Debuttano con il bizzarro nome d’arte Tom & Jerry alla fine degli anni ’50, pubblicando una manciata di singoli poco fortunati. Si perdono di vista e poi si ritrovano, pubblicando nel ’63 il primo album a nome Simon & Garfunkel. Da lì al 1970 sono otto anni di clamorosi successi. Il rapporto umano tra i due, però, si deteriora progressivamente, e dopo aver pubblicato l’album Bridge over troubled water decidono di prendere strade diverse. Paul Simon scopre un nuovo mondo musicale, dando il via a raffinate contaminazioni stilistiche che daranno origine ad album eccellenti e aprendo la strada alla world music, concetto fino ad allora sconosciuto. Graceland e The rhythm of the saints diventano pietre miliari della musica americana.
Simon è nella storia anche per i clamorosi concerti che hanno caratterizzato la sua carriera. Leggendari i due bagni di folla al Central Park di New York (uno con Garfunkel, per la prima reunion del 1981, e uno da solista nel ’91) e gli spettacoli in Sud Africa, organizzati su invito di Nelson Mandela, come primo artista americano a esibirsi dopo il periodo dell’apartheid.
Il concerto di Paul Simon sarà aperto da Robben Ford, grande chitarrista blues, già collaboratore di Miles Davis, Yellowjackets e George Harrison.