Due giorni dopo la scomparsa di Melania il suo cellulare era attivo: forse spento dal killer

Dopo due giorni, la batteria del cellulare di Melania avrebbe dovuto scaricarsi, invece è tornata di nuovo attiva. E' uno dei nuovi elementi che si aggiunge all'inchiesta sull'omicidio. L'ipotesi è che il cellulare possa essere stato spento dall'assassino in un primo momento. Oggi nuovo esame sul cadavere

Il cellulare di Melania ha squillato fino alle 19 circa del 18 aprile, giorno in cui la donna sarebbe scomparsa dal pianoro di Colle San Marco di Ascoli Piceno, secondo la  la versione del marito Salvatore Parolisi, con cui stava trascorrendo qualche ora all’aperto insieme alla loro bambina di 18 mesi. Dopo le 19, il cellulare di Melania non ha più squillato alle numerose chiamate di chi la stava cercando, la maggior parte della famiglia preoccupatissima, ma ha ripreso a farlo un giorno e mezzo dopo, la mattina del 20 aprile, in quel mercoledì in cui, nel pomeriggio, è stata ritrovata senza vita. In un primo momento, era stato detto che il cellulare aveva ripreso a squillare la mattina dopo, il martedì, probabimente per una scarsa copertura della rete, fattore che si presenta nella zona compresa fra Colle San Marco (Ap) e Ripe di Citivella (Te), sui versanti opposti della Montagna dei Fiori, ad una decina di chilometri di distanza. La batteria del cellulare, in quasi due giorni, avrebbe dovuto scaricarsi e, invece, la mattina del mercoledì è di nuovo attiva. L’ipotesi, quindi, è che il cellulare possa essere stato spento dall’assassino, che potrebbe aver tolto la batteria e poi averla rimessa il mercoledì mattina.Sono questi i nuovi elementi che si aggiungono nell'inchiesta di Carmela Melania Rea.

La nuova ispezione cadaverica sul corpo di Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni uccisa e ritrovata il 20 aprile nel Bosco delle Casermette di Ripe di Civitella (Teramo), che si svolge oggi nella camera mortuaria dell’ospedale di Teramo da parte del medico legale Adriano Tagliabracci, potrebbe fornire nuovi elementi per approfondire l’indagine sull’omicidio. L’esame dovrebbe servire a stabilire come e quando sono state inflitte quelle nove coltellate post mortem, che si aggiungono alle 26 che hanno ferito Melania mentre era ancora viva, analizzare quel segno inciso fra una gamba e il pube, una specie di svastica, i segni lasciati da una siringa infilzata sul petto. Tutti elementi che, aggiunti al laccio emostatico lasciato vicino al corpo, secondo l’ipotesi degli investigatori, sarebbero stati apportati in un secondo momento, con il ritorno dell’omicida sul luogo del delitto o dove aveva lasciato Melania morente, una messa in scena organizzata con lo scopo di depistare le indagini. I nuovi referti saranno confrontati con le analisi già effettuate dall’anatomopatologo per stabilire l’ora della morte e il luogo dell’omicidio. Dopo l’esame di oggi, il corpo di Melania Rea potrebbe essere restituito alla famiglia per le esequie.