Due gol e l'Olanda ci mandano ai quarti

Un rigore di Pirlo (e l’espulsione di Abidal) decidono la sfida. Segna poi De Rossi, ma il vero gol è la sconfitta della Romania. Gattuso: <strong><a href="/a.pic1?ID=269785" target="_blank">&quot;Siamo con Donadoni, anche quando sbaglia&quot;</a></strong>. Leggi <strong><a href="/a.pic1?ID=270010">le pagelle della partita</a></strong>

Zurigo - La vera Italia manda a casa la Francia e rimane nell’europeo. Al resto provvede l’Olanda regalando all’europeo una lezione memorabile: i biscotti risultano indigesti ai romeni. Chieda scusa a Van Basten chi dubitò di lui e dei suoi baldi lancieri. La vera Italia, parente stretta di quella ammirata a Berlino, tira fuori gli artigli nella sera giusta, la terza, l’ultima a disposizione prima di rischiare il ritorno a casa. La vera Italia, meglio dirlo, è quella di Pirlo, semplicemente straordinario, e di De Rossi, è quella difesa da Buffon e Gattuso, due giganti, tutti i ragazzi di Lippi, degni campioni del mondo dinanzi al rivale più temuto e sofferto, i francesi, messi sotto trent’anni dopo l’Argentina con un risultato classico, 2 a 0. Meritato da cima a fondo. Decisiva la partenza, felice e straripante, degli azzurri: possono travolgere la Francia, bastonarla in modo esemplare e invece chiudono la frazione col minimo garantito. Merito di una squadra che ha un senso geometrico e anche un senso atletico e tecnico. Cassano non cattura mai l’occhio, come Perrotta pesce fuor d’acqua, sono gli altri, tutti gli altri, a costruire minuto dopo minuto, portando mattoni e cemento, il palazzo della qualificazione. Meritata e salutata dal popolo dei paisà con una festa che inonda le strade di Zurigo, finalmente. Anche Donadoni può ritagliarsi una serata felice: la sagoma di Lippi si allontana di qualche giorno, almeno.

All’intervallo c’è da mangiarsi le mani: l’Italia è davanti di un solo gol. D’accordo, può maledire la sorte per il palo (punizione di Grosso a girare) e il salvataggio di Makelele sulla linea (colpo di testa uncinato di Panucci) ma deve anche battersi il petto forte, quattro volte, per le occasioni apparecchiate dagli azzurri e sprecate da Toni in modo scellerato. Ciabattando, tirando al volo troppo presto, non trovando mai la porta da posizione più che favorevole. L’uno a zero è un misero fatturato dopo uno sforzo strepitoso e in condizioni molto favorevoli. È vero, Toni è anche il protagonista della svolta della prima frazione, giusto a metà tempo: arpiona una magia balistica di Pirlo e Abidal, in affannosa rincorsa, lo stende provocando due guai in un colpo solo, rigore più cartellino rosso. Dal dischetto Pirlo infiocchetta l’1 a 0: giusto che sia lui, monumentale la prova ricca di lanci e geometrie, a mettere la firma sul vantaggio. Che la Francia, appena si riprende dallo choc, prova a rimediare con un colpo di reni. Ridotta in dieci, senza Ribery dopo 10 minuti appena, chiede a Benzema ed Henry, a Govou e Makelele, di risalire la china con la rabbia dei veterani e la velocità dei suoi due attaccanti. Henry vede la luce della porta di Buffon una sola volta, bruciato Chiellini sullo scatto.

Quando il peso della fatica e dei cartellini gialli diventa un macigno (Gattuso e Pirlo, ammoniti, devono saltare il quarto di finale di domenica a Vienna con la Spagna), comincia la parte più complicata della sfida. Donadoni richiama il migliore, Pirlo, senza più ossigeno, spolpato dal lavoro di pilastro sinistro, non può cantare e portare la croce: è una necessità, naturalmente. Meglio puntellare il centrocampo con il cemento di Ambrosini. Nei pressi del gol olandese a Berna, il raddoppio dell’Italia è una riparazione del destino. La punizione di De Rossi (rimediata da Cassano) è un missile terra-aria che trova lungo la traiettoria il piedino di Henry, molle e incolpevole: portiere spiazzato e 2 a 0 incartato, la rima non guasta. Il resto è un inno ai fuoriclasse della sfida: Henry e Benzema sono gli ultimi ad arrendersi, Buffon firma un prodigio sotto gli occhi di uno stadio ammirato deviando una stilettata del giovanissimo centravanti. Si passa, si torna a Vienna in attesa della Spagna, domenica sera nel vecchio, caro, indimenticabile Prater. Peccato solo per l’assenza di Pirlo e Gattuso, squalificati. Senza di loro ci sarà bisogno di un’altra impresa della vera Italia.