Due islamici si convertono: ora rischiano la vita

Abbandonare la fede in Allah equivale a un tradimento senza perdono

da Padova

Ventidue persone hanno intrapreso un percorso personale che riguarda solo loro stesse e che non dovrebbe finire sulle pagine dei giornali. Un tragitto religioso, che li porterà ad abbracciare la religione cattolica. C'è chi ha deciso di uscire dalla strada dell'ateismo, chi invece abbandona i sentieri dell'animismo, molto numerosi in Africa, e chi si discosta dal protestantesimo. Se l'approdo al catecumenato, come si chiama il percorso che condurrà questi adulti nella comunità della Chiesa cattolica, arriva sulle pagine dei giornali è perché c'è qualcuno che deve fare tutto di nascosto, senza dire nulla a parenti e amici, di sicuro rischiando, e pure tanto: sono quelli che passano dal Corano alla Bibbia e ai Vangeli, da Allah a Dio, dall'islam al cattolicesimo.
Chiedete a quei due (su ventidue) che a Padova, secondo il quotidiano il Mattino, hanno suonato al campanello del vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, per poter partecipare al rito dell'iniziazione cristiana. I due sono, erano, musulmani e, oltre a chiedere di poter far parte della comunità cristiana, avrebbero fatto presente al vescovo di Padova di non potersi permettersi il lusso di rivelare ad alcuno la propria decisione, men che meno ai propri familiari più stretti. Del resto, non c'era bisogno di chiedere questo a un sacerdote che segue i dettami previsti dalla chiesa cattolica in materia di conversioni dall'islam: «Assicurare al catecumeno la discrezione circa il suo cammino che sarà conosciuto solo in seno al catecumenato», recita infatti una delle prime raccomandazioni. Non solo. È avvertita pure la necessità di non rivelare il luogo dove questi catecumeni vivono.
E molti hanno letto in questo senso la smentita arrivata dalla diocesi di Padova, seconda la quale «I candidati al catecumenato erano 21, e precisamente di origine albanese, africana, italiana e russa, ma nessuna di queste persone è di matrice protestante o ortodossa, né tantomeno si tratta di islamici».
La cerimonia al Duomo di Padova, comunque, c'è stata ed è stata suggestiva. «Il rito di ammissione al catecumenato non è una consacrazione (riferita espressamente alla vita religiosa e al ministero dell’ordine), ma un rito con cui i candidati esprimono la loro volontà di approdare alla fede cristiana, volontà che viene accolta dal vescovo diocesano - sottolinea la Diocesi di Padova - I candidati una volta espressa la loro volontà di intraprendere il cammino della fede cristiana, sono entrati in chiesa per partecipare alla liturgia della parola».
Ci vuole una forte motivazione interiore, e quindi una convinzione e una fede ferree per cambiare religione; nel caso dei musulmani, poi, la scelta è più forte della paura di morire. Sì, morire, perché non c'è nulla di peggio, per gli islamici, di «tradire» la propria religione, di diventare un infedele. E in questo si nota la stridente differenza del trattamento subito dai cattolici che si convertono all'islam, destinati nel migliore dei casi a diventare delle celebrità, e nel peggiore a vivere una vita tranquilla e normale.
Il caso, come detto, è stato sollevato dal Mattino, che anche aggiunto alcuni particolari della cerimonia, tipo il termine «peccatori convertiti» usato dal vescovo per definire i catecumeni ammessi all'ingresso della chiesa cattolica. Per arrivare in fondo, per prendere tutti i sacramenti, i ventidue accolti da mons. Mattiazzo dovranno aspettare almeno due anni.
Ma la stessa chiesa cattolica non parla volentieri dell'argomento conversioni, e non fornisce cifre ufficiali per paura di essere «accusata» di far proselitismo. Gran parte dei convertiti dall'islam al cattolicesimo sono comunque albanesi, che sono anche quelli che rischiano di meno in virtù della tribolata storia del loro paese ateo e comunista. Corrono seri pericoli, invece, i maghrebini, gli arabi, i pakistani. Per loro «lasciare l'islam è tradire la comunità». E questa scelta potrebbe valere una condanna a morte.