Due italiani su tre: "I magistrati sono di parte"

Secondo il 55,8 per cento dei cittadini i giudici «&quot;spesso agiscono con obiettivi politici&quot;<br />

Milano - Sempre più sotto i riflettori ma sempre più fallimentare, la giustizia italiana dà un’immagine di sé quanto meno opaca. Non da oggi, certo. Ma bastano gli ultimi casi per acuire giudizi sprezzanti nei confronti delle nostre toghe. Per la maggioranza degli italiani i magistrati agiscono con fini politici e, quand’anche non lo facciano, non sono imparziali come dovrebbero essere. Figurarsi se riescono anche solo ad apparire tali. Senza scartabellare i casi di storici processi flop o rammentare la sovraesposizione dei palazzi di giustizia all’epoca di Mani pulite, di recente la magistratura ha fatto parlare di sé più per liti interne ed evidenti cantonate che per verdetti esemplari.

Basti ricordare la recente sentenza della Corte di cassazione che ha confermato l’assoluzione di Silvio Berlusconi al processo Sme: una vicenda, quella legata alla tentata vendita da parte dell’Iri del colosso alimentare all’ingegnere Carlo DeBenedetti, rivelatasi poi un solo teorema; un calvario giudiziario durato 12 anni e costato fior di quattrini per nulla. Oppure le baruffe tutte politiche in quel di Catanzaro dove un pm, Luigi De Magistris, stava indagando il ministro della Giustizia Clemente Mastella e questi ne ha chiesto il trasferimento d’ufficio al Consiglio superiore della magistratura. Storie di ordinario subbuglio quando c’è di mezzo una procura.

E poi c’è lo sfogo davanti alle telecamere di Santoro del gip di Milano Clementina Forleo che ha denunciato minacce e intimidazioni da parte di altri magistrati e appartenenti delle forze dell’ordine. Insomma, intrighi, complotti, raggiri: tutti sempre spiattellati in prima serata. Il risultato di errori macroscopici e del continuo can can mediatico è nei pochi fogli di un sondaggio effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli. Per due italiani su tre (66,4%) «la magistratura italiana non è imparziale comedovrebbe essere». In disaccordo con questa affermazione, uno striminzito 22,7%.

Altra domanda clou: «Secondo lei i magistrati agiscono con fini politici?». Anche in questo la risposta è inquietante: per il 55,8% i pm hanno un fine politico. La maggioranza assoluta degli italiani, quindi. Ne consegue che la stima in uno dei poteri fondamentali dello vacilla enormemente: la metà dei cittadini non ha fiducia nella giustizia (46,3%). Continua ad averne il 47%. Un po’ pochino. Eanche il sociologo Arnaldo Ferrari Nasi ne prende atto: «I dati parlano da soli e se fossi un magistrato mi interrogherei - confida -. Tutti i sondaggi, da anni, dicono che l’imparzialità della giustizia è percepita dagli italiani come un problemagrave, dopo quello della criminalità e del lavoro. Da questi risultati emerge in maniera chiara che la corporazione dei giudici ha fallito». Un giudizio tranchant che, se si considerano i dati disaggregati, è trasversale a tutti i partiti politici. Tra gli elettori del centrosinistra, infatti, ben il 37,2% è convinto del fine politico delle nostre toghe e addirittura il 49,2% sostiene che queste ultime non siano imparziali come dovrebbero essere. Il tradizionale «partito dei giudici» mostra le prime crepe?

Nei partiti della Casa della libertà, invece, Alleanza nazionale si conferma,comesempre, più vicina alle procure. Il 55,8% si fida ancora nei giudici sebbene quasi tutti (93,4%) ne riconoscano l’imparzialità e il 77,6% pensi che spesso vi sia un obiettivo politico nelle loro azioni.