Dopo due mesi di tira e molla, grazie a Dieu è finito lo strazio

Fughe, appostamenti, colpi di scena: una bella fiaba moderna. Preferibilmente senza seguito

È una bella notizia per loro, ma non è male neppure per noi. Una liberazione. Da due mesi eravamo tutti quanti ostaggi di questa fiaba moderna, senza principesse e senza principi a cavallo, amorazzo di palazzo sempre in giro col codazzo. Ce l’hanno raccontata con dovizia di particolari e di preliminari, come se fossimo ancora fermi agli anni d’oro dei rotocalchi disegnati. Il presidente e la modella, lui bruttino e affascinante, si direbbe un tipo, lei bella e con le scarpe basse, per non fare troppo articolo «il». Ancora una volta, il commovente trionfo del contrasto e della compensazione: da una parte il potere e dall’altra la bellezza, due attributi umani che da sempre casualmente si cercano, si fiutano, si assemblano, e mai una volta che la bellona dell’alta moda finisca tra le braccia di un minatore sudato, o che un potente della terra scelga una pettinatrice racchia per davvero.
Da come tv e giornali li hanno seguiti, pedinati, braccati, sembrava che le popolazioni mondiali vivessero da due mesi soltanto per gustarsi il lieto fine, in un tripudio di cori, brindisi e battimani. Ma da quando le agenzie avevano diffuso la notizia di Carla tentennante, recalcitrante, rinculante, molto macerata di fronte al bivio lavoro-matrimonio, il pianeta Terra viveva ore febbrili di attesa e di smarrimento. E pazienza se il novantanove per cento delle donne, tutti i giorni, in tutto il mondo, questo dilemma tra lavoro e famiglia lo risolve caricandosi entrambe le incombenze sulla schiena. Per Carla il discorso era chiaramente diverso. Lei deve incidere dischi. Non può ammazzarsi di impegni.
Per la verità, qualcuno ha pure parlato dell’emergere di una sua riservatezza innata, che le avrebbe impedito di affrontare il grande palcoscenico di Stato. Si sa com’è: queste fatalone del jet-set sembrano tanto disinvolte, ma in realtà sono inguaribili timidone. Se sfilano, se cantano, se ballano, se recitano, se si spogliano, lo fanno solo per vincere questo terribile blocco mentale... Fortunatamente, la versione di Carla che si tira indietro per timidezza sparisce abbastanza in fretta, assieme ai dementi che ogni volta la raccontano. La cronaca s’incarica di diventare fiaba e di concludere finalmente come tutti si aspettano: all’Eliseo, con il sì. Dati i ritmi personali, non è detto che sia finchè morte li separi. Ma basterebbe che ci dessero un po’ di respiro. Diamine, è dal 15 dicembre che siamo in tensione. Come dimenticare. Quel giorno Carla e Sarkò vengono fotografati a Eurodisney e mentre le foto fanno il giro del mondo, qualche giorno dopo il presidente si fa riprendere a Roma con la mamma di lei, quella signora Marysa (con la «y», non una Marisa qualsiasi) Borini Bruni Tedeschi che per garbo e riservatezza tutti quanti vorremmo come suocera.
Il gossip monta, la febbre sale, gli eventi incalzano. Il giorno di Natale, colpo di teatro: le tv rilanciano le immagini di Carla e Sarkò a spasso per piramidi e vecchi scavi. Lui si porta persino in spalla il figlio di lei. Sono o non sono teneri? Il mondo entra in ansia. Comincia il ping pong delle supposizioni. È evidente, si sposano. No, non si sposano. Ma quale matrimonio d’Egitto. Bisogna aspettare l’Epifania, e poi altri due giorni ancora, per placare la sete di notizie. È l’8 gennaio, quando il presidente in persona concede la prima ammissione davanti a seicento giornalisti: «La mia relazione con Carla è una cosa seria. Ci sposeremo. Ma saprete del matrimonio a cose fatte».
È l’inizio della strazio: si sposano, non si sposano. Sì, forse, chissà. Più sì che no. Ni, so. Dove, come, quando. Già fattooo? Sembrerebbe proprio così, il 10 gennaio: fonti autorevoli (e come no) ipotizzano che la coppia si sia ufficialmente unita nel municipio del XVI arrondissement. Fibrillazione e parossismo. La mamma Marysa Borini Bruni Tedeschi Eccetera Eccetera cade dal pero: «Non so nulla, non mi hanno detto nulla. Comunque, non è un affare che mi riguardi». E certo: s’è mai visto che una madre s’interessi al matrimonio della figlia?
Nel complesso, sono giorni terribili. Benché piovano le smentite, l’incertezza dilaga. A un certo punto la coppia è attesa, con tanto di appostamenti, in un alberghetto di Negrar, sulle colline veronesi. Si racconta che i due vogliano giurarsi eterno amore sotto al balcone di Romeo e Giulietta, come due fidanzatini di Catanzaro, come due anziani coniugi di Tokyo, ma tu pensa l’immaginazione. Niente, solo falsi allarmi. La suspense e le dicerie si sciolgono in un sabato parigino, dentro l’Eliseo, il luogo più riservato e inaccessibile, come il castello di tutte le fiabe. C’era una volta, racconteranno finalmente le nonne. L’importante è che non ce ne sia una seconda.