Due milioni all’anno in ascensori A Palazzo salgono solo le spese

Bocche cucite a Montecitorio sui lavori in corso per collegare
il quinto piano con l’attico che ospita gli uffici del gruppo
Italia dei Valori. Serve solamente
a "evitare" 23 scalini e nessuno sa quanto costerà. Il Palazzo ci tiene ai
suoi ascensori: la Camera spenderà un milione e
855mila euro, <a href="/a.pic1?ID=212766" target="_blank"><strong>costi alle stelle</strong></a>. Il Senato investirà 527mila euro

da Roma

«Guardi che vista da quassù. Signorina, guardi!». Il panorama dall’attico del gruppo dell’Italia dei Valori alla Camera è quanto di più bello si possa regalare agli occhi per vedere Roma dall’alto. In lontananza, la cupola di San Pietro, più vicino il palazzo della Cassazione, e poi una distesa di campanili e di tetti di palazzi storici da togliere il fiato. Gli operai si sdraiano per una pausa, e quella vista vale più di mille panini e di cento caffè.
Per arrivare qui, fino a tre mesi fa bastava prendere l’ascensore per i gruppi sul lato della Camera di via della Missione 8, quasi davanti alla commissione Difesa, premere il tasto del piano quinto, e poi salire ventitré gradini. Un mezzo piano, non proprio un piano. Ora quell’ascensore è fermo da quasi tre mesi per lavori e quassù si arriva scavalcando assi di legno e calcinacci. Perché tra poco su questa terrazza della Camera l’ascensore arriverà a livello. Costo: non si sa. Scopo: neanche. Non risponde nessuno nel palazzo.
Dopo tre giorni di insistenti domande, mail, telefonate, Montecitorio non risponde sulla spesa (di soldi pubblici) per la sopraelevazione di questo ascensore dal quinto al quinto piano e mezzo, né sul motivo dell’innalzamento. Non risponde l’ufficio stampa, non rispondono gli uffici tecnici, non risponde la presidenza. Né sui soldi, né sul motivo dell’innalzamento. All’Italia dei Valori dicono che non sanno perché gli hanno fatto arrivare l’ascensore al piano e che non lo volevano.
Nonostante gli annunci su nuovi tagli e una assoluta trasparenza nel bilancio (ne hanno parlato, ci hanno condotto battaglie, litigando, Piero Fassino, Fausto Bertinotti, maggioranza e opposizione), esistono delibere, infatti, che sono «riservate». Come questa che riguarda l’ascensore. Vengono decise dal collegio dei questori senza passare dall’aula e non compaiono sul sito internet della Camera. Lo prevede il regolamento. Eppure si tratta di stanziamenti di denaro dei cittadini.
Dall’Italia dei Valori assicurano che l’intervento non è stato chiesto da loro. «Assolutamente no, ci fanno andare da una parte all’altra da quando è iniziata la legislatura», spiegano dall’ufficio stampa: «Non abbiamo tregua». Il loro gruppo si divide tra piano quinto e sesto (quinto e mezzo), dove si trova l’ufficio legislativo. Ma, giurano, quell’ascensore fermo là in alto come un guardiano del faro è soltanto un fastidio. Botte, trapani, da tre mesi. Vorrebbero stare tutti sullo stesso piano, vicini. E pazienza per la vista, che anche dal quinto, tra l’altro, è una meraviglia per il cuore. «Ci hanno promesso - spiegano - che a dicembre saremo tutti al quinto». E allora chi andrà nel superattico? E perché proprio il partito dei «puri», il gruppo del ministro Di Pietro che più degli altri ama Beppe Grillo e le sue denunce, vuole la pulizia e il rigore, non si è mai preoccupato di chiedere perché si spende tempo e denaro per sostituire ventitrè gradini con un ascensore che conduce a una terrazza con due sole stanze? Un ascensore sotto il naso fermo da quasi tre mesi e della cui estensione non si conosce il costo?
Una delle risposte è stata: magari verrà un nuovo gruppo e ci saranno dei disabili. Ma è difficile che quel piccolo spazio intorno alla terrazza possa ospitare un intero gruppo parlamentare, e per arrivare all’ascensore ci sono comunque dei gradini da salire. E allora alla Camera sarebbero d’obbligo anche altri lavori.
In questi mesi il personale dei gruppi dei piani sottostanti è dovuto salire a piedi, o è stato costretto a passare da un’altra ala del palazzo. Perché c’è stato da smontare il motore dell’ascensore, elevarlo, costruire una nuova rampa di scale (ventiquattro gradini) che lo accompagna.
Dunque alla Camera si sta allungando di ventitré gradini in linea d’aria la corsa di un ascensore per portarlo fino a una terrazza con due stanze, senza che la richiesta sia partita dal gruppo interessato, con lavori che sono in corso dall’estate. Lavori di cui non si conosce né il costo, né lo scopo.
Dall’ufficio stampa di Montecitorio spiegano che il cantiere fa parte di una serie di «interventi di ristrutturazione», ed esclamano: «Ma non si può rendere conto di tutto!». E invece bisogna rendere conto, di tutto. Perché i soldi sono di tutti.