Due nuovi campi nomadi in Valpolcevera

«È un'invasione, non tolleriamo più». La gente della Valpolcevera si ribella contro i campi nomadi abusivi che stanno crescendo come funghi. Anche lì, come nel resto della città. È un fenomeno ormai inarrestabile. Piccole baraccopoli, capannoni abbandonati occupati, campeggi improvvisati, tra Cornigliano e Pontedecimo i rom sembrano aver trovato il loro territorio. Anche perché, qui, nessuno pensa a farli sgomberare. Eppure in vallata, a Bolzaneto, a pochi metri dalla strada che si inerpica per il Santuario della Madonna della Guardia, un campo nomadi c'è già. È quello voluto dal Comune, completo di luce, acqua e gas pagato e mantenuto con le tasse dei genovesi e più volte ristrutturato dall'amministrazione comunale perché reso logoro dall'incuria di chi ci vive. Attualmente è il solo campo per i rom regolare in tutto il capoluogo ligure e già da i suoi problemi. Se a questo ci si aggiungono altri insediamenti, il grado di sopportazione diventa intollerabile.
Due i casi più recenti che stanno tormentando i polceveraschi. Il primo a Teglia, in via Ortigara, a qualche centinaio di metri dalla Diga di Begato. Un vecchio capannone dismesso in un'area di proprietà del Comune che la civica amministrazione sarebbe in procinto di vendere a privati. In una palazzina diroccata vivono un centinaio di persone: famiglie con bambini, in condizioni igieniche allarmanti. Sono arrivati lo scorso ottobre e stanno portando all'esasperazione chi vive nella zona: «Non ne possiamo più - raccontano i residenti di via Ortigara -. Stanno creando problemi di ogni tipo a partire dalla scarsa condizione igienica in cui vivono perché si ripercuote anche sui palazzi vicini che, spesso, si trovano a respirare gli odori che arrivano da quelle parti. Per non parlare del casino che fanno: rumori tutta la notte, risse tra loro che si concludono solo quando siamo costretti a chiamare la polizia».
Il tutto in un quartiere che i suoi problemi li presentava già, e non pochi, e se li è visti acuire: «Stanno crescendo i furti negli appartamenti. Qualche giorno fa, in via Monte Sei Busi, una signora si è ritrovata due rumene in casa, in pieno giorno - spiega un abitante del quartiere -. E ci sono sempre più episodi di macchine rubate o scassinate». «Ci sentiamo isolati. C'è chi tra di noi ha incontrato anche consiglieri comunali della maggioranza ma nessuno si fa carico del problema. La risposta è che facendoli andare via di qui, si metterebbero in altre parti: ma solo in Valpolcevera dobbiamo subire queste cose? Viviamo in ostaggio di questa gente». Da mesi i cittadini di Teglia stanno raccogliendo firme per chiedere maggiori tutele e più sicurezza, esposti e petizioni per l'istituzione del poliziotto di zona e di telecamere sono già stati inviati al Municipio e a palazzo Tursi, per ora senza riscontri.
Pochi chilometri più avanti, tra via Campi e via Greto di Cornigliano, a pochi metri da Certosa, da un mese sorge un campeggio improvvisato con tende e baracche sulla strada, mai terminata, che dovrebbe collegare Rivarolo con Cornigliano. Sfruttando la piattaforma in cemento i rom hanno costruito il loro villaggio. Privi di cassonetti della spazzatura rovesciano tutto nel greto del torrente. Privi di servizi pubblici hanno già risolto il problema: attraversano la strada, entrano in via Campi e espletano i loro bisogni sui marciapiedi. Come risolvere il problema dell'acqua? Lo racconta un residente della via: «Sono entrati nel nostro parcheggio che è dotato di una fontanella: la prima volta si sono riempiti le taniche, la seconda si sono spogliati e lavati fino quando non li abbiamo cacciati. Allora abbiamo tolto il rubinetto e, la notte dopo, li abbiamo trovati nuovamente in casa nostra a riempire le taniche: si erano portati dietro le pinze!». C'è sporcizia ovunque camminando in via Borsieri, la gente racconta che nella notte rovesciano i cassonetti per raccogliere qualche scarto di cibo e la via rimane insozzata. «Abbiamo avvisato municipale e carabinieri, o ti rispondono che non è di competenza loro, o che ci vuole una ordinanza di sgombero. Insomma, noi dobbiamo convivere con tutto questo e abbiamo anche paura a denunciare perché potremmo subire ritorsioni».