Due ori nel nome del padre per l’Oliver Twist della pista

Wiggins (Gbr) torna ad allenarsi dopo la morte del papà, che lo aveva abbandonato da piccolo

L’unico problema è che nell’Ottocento l’inseguimento su pista non esisteva. Altrimenti di questo intreccio di affetti, medaglie e bottiglie avrebbe scritto Charles Dickens, maestro narrativo di drammoni familiari alla Oliver Twist.
Qui il protagonista si chiama Bradley Wiggins. Inglese anche lui, ha scritto la pagina più commovente di questi Giochi. A 28 anni, Bradley per vivere pedala (su pista e su strada) e a Pechino gli hanno appeso al collo gli ori per l’inseguimento individuale sui 4 km e per l’inseguimento a squadre. E fin qui, non si commuove neanche una zia vedova ipersensibile.
Però, se si fa un passo indietro, ecco la tragedia. Che veste i jeans del padre Gary, anch’egli corridore di Sei Giorni, finito morto a 55 anni con la testa spaccata in un angolo del Galles del Sud, Australia. Era gennaio, e Bradley non gli parlava da un anno. Lo odiava, anzi, quel padre sregolato, fuggito di casa quando lui era piccolo e la madre Linda gli faceva vedere le corse di Chris Boardman in tv. Lo aveva poi rivisto a 18 anni. Era un ubriacone, inaffidabile, irresponsabile. Il loro rapporto si era spento nell’astio di un ventenne abbandonato.
Bradley aveva vinto un oro, un argento e un bronzo ad Atene. Poi il ritorno, le bevute, lo smarrimento nelle onorificenze. Quel ragazzone che con la chitarra suonava il punk-rock era diventato Sir, Cath era diventata sua moglie e Bradley era diventato papà. La bici era finita in un angolo, Pechino era lontana e sfuocata.
Poi Gary muore. Forse cade, forse lo derubano dei balordi come lui. Sui giornali spuntano i titoli, il suo telefono squilla. Dall’altro capo del mondo sente la voce della sorellastra Shannon, sei anni. L’odio scivola via insieme alla zavorra dell’orgoglio filiale trafitto. Bradley recupera suo padre e la sua vita sprecata. E scopre che quel vecchio cialtrone instabile e cinico conservava una valigetta piena di foto sue e della mamma, di una famiglia esistita per troppo poco. Lì accanto, tutti gli articoli di giornale che parlano di Bradley, il figlio che diventava Olimpionico mentre lui si uccideva di pinte.
In quella valigetta di memorie Bradley trova anche una determinazione da uomo. Il ragazzo può suonare ancora la chitarra. L’uomo invece fa di Pechino il suo altare al papà mai avuto. Vince due ori. Mai una lacrima, occhi fissi in avanti, capelli corti da hooligan redento. Un Wiggins come un altro. Finalmente in pace con il sangue del suo sangue.