Due oriundi inglesi e il Genoa vince il primo campionato di calcio

L'8 maggio 1898 si disputò in un'unica giornata il primo campionato italiano di calcio riservato a quattro squadre: quella ligure e tre torinesi. Dopo le semifinali al mattino e le finali al pomeriggio, i grifoni poterono alzare la coppa al cielo.

Nella foto in bianco nero, i calciatori del Genoa, metà dei quali con folti mustacchi, portano ancora camicia bianca e pantaloni all'«inglese» fino al ginocchio. Sono in posa fieri perché hanno appena vinto il primo campionato italiano di calcio giocato con una formula quanto meno stravagante: due partite secche in un solo giorno, una al mattino, una al pomeriggio. La formazione ligure le vinse entrambe e nel pomeriggio di domenica 8 maggio 1898 potè alzare al cielo la coppa offerta dal Duca degli Abruzzi. Con l'obbligo di rimetterla in gioco ogni anno, fino all'assegnazione finale dopo tre vittorie. E così funzionò per oltre un quarto di secolo. Bisognerà infatti attendere il campionato 1929-1930 per assistere al primo torneo unico con 18 squadre.
Altro che Italia in bianco e nero, siamo ancora sprofondati in quella umbertina, quella delle «redingote», dei baffi alla «mangiù» e delle pagliette. Il Paese, come il resto d'Europa, è lanciato verso la modernizzazione, con una fede quasi messianica nel progresso della scienza. Basti pensare al «Gran Ballo excelsior», in scena alla Scala l'11 gennaio 1881 per celebrare grandi invenzioni come il battello a vapore, il piroscafo, la pila di Alessandro Volta, il telegrafo, la lampadina di Thomas Edison, il canale di Suez, il traforo del Moncenisio. Cinque anni dopo Edmondo De Amicis pubblica il libro «Cuore» mentre Giacomo Puccini mette in scena in rapida successione «Manon Lescaut» nel 1893 «La Bohème», 1896. In quegli stessi anni viene fondato a Genova il Partito socialista mentre per le strade iniziano a circolare le prime carrozze azionate da un motore a scoppio e i fratelli Lumière proiettano il loro stupefacente film «L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat».
E sempre in quel periodo cominciò ad affermarsi un «giuoco» assai divertente, nato nei college inglesi: prendere a calci una palla di cuoio. Le regole erano semplici: 11 contro 11, usando solo i piedi, per segnare un gol. La prima società calcistica viene fondata in Inghilterra a Sheffield il 24 ottobre 1857, mentre per la prima squadra italiana bisognerà attendere quasi 40 anni. E sempre per opera di un gruppo di «gentlemen» inglesi, riuniti il 7 settembre 1893 presso il consolato britannico, quando fu fondato nel capoluogo ligure il Genoa Cricket and Football Club. In quei tempi infatti a Genova viveva una folta colonia britannica grazie all'accresciuta importanza del suo porto, dopo l'apertura del Canale di Suez. I calciatori erano quasi tutti studenti o ricchi borghesi, gli unici in grado di mangiare a sufficienza per poter poi correre per un'ora e mezzo. Le squadre si incontravano un po' a casaccio, dando vita a piccoli tornei amatoriali, presto però organizzati dalla Fif (Federazione italian fooball) e dalla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana. Quegli anni «eroici» potevano infatti anche permettersi due «federazioni».
Nel 1898 Torino decise di celebrare i 50 anni di Statuto Albertino con una grande Esposizione generale italiana corredata da varie manifestazioni parallele, tra le quali il primo campionato di calcio. L'organizzazione fu affidata alla Fif che invitò le quattro formazioni più forti: tre di Torino, il Football club, l'Internazionale, la Ginnastica e una di Genova, appunto il Genoa. Il torneo fu disputato al velodromo Umberto I e relegato nell'unica giornata di domenica 8 maggio, con «semifinali» al mattino e finali al pomeriggio. Alle 9 l'Internazionale regolò i conti con l'Fc grazie a un gol segnato da Edoardo Bosio, mentre alle 11 il Genoa si impose sulla Ginnastica con un 2 a 1, anche se sconosciuti però marcatori. Nel pomeriggio alle 13 le sconfitte si scontrarono per il terzo e quarto posto, ma ahinoi, oltre ai marcatori questa volta non c'è pervenuto neppure il risultato. Alle 15 infine la tanto attesa finale. Bosio tornò a segnare e non era certo una sorpresa trattandosi forse del giocatore più rappresentativo di Torino. Fu lui infatti a portare il calcio nella capitale sabauda dopo un soggiorno a Nottingham, città dove si era trasferito per lavoro. Una rete che tuttavia non bastò a garantire il successo della sua squadra, perché gli avversari ne insaccarono due. E non meno leggendari furono i marcatori della formazione ligure. Il primo fu Sir James Richardson Spensley (medico londinese sbarcato a Genova due anni prima) nonostante fosse impegnato nel doppio ruolo di difensore e portiere, dopo l'infortunio patito dal numero 1 titolare, suo connazionale. Come del resto il londinese Norman Victor Leaver, autore del raddoppio, uno dei primi «oriundi», titolare della nazionale italiana che l'anno dopo giocò con la Svizzera. I genoani poterono dunque alzare al cielo la coppa offerta dal Duca degli Arbuzzi, evento ripetuto nei due anni successivi, aggiudicandosi così defintivcamente il trofeo. Gli organizzatori infatti avevano previsto che la coppa sarebbe andata appunto alla squadra che per prima avesse vinto tre campionati. Idea poi copiata da Jules Rimet quando «inventò» la coppa del mondo.
La formazione ligure iniziò così un dominio durato fino al 1904, interrotto solo nel 1901 dal Milan. La formula rimase poi pressoché identica nei sucessivi trent'anni, quando alle finali giungevano le vincitrici di vari tornei locali, che con il tempo si ridussero a due. Fino a quando nel 1929 la ex Federazione Italiana Football, ormai diventata Federazione Italiana Giuoco Calcio organizzò il primo campionato a girone unico con 18 squadre. Vinto dall'Ambrosiana di Milano, nome imposto dal regime fascista alla poco italiana «Internazionale». Era di fatto il primo vero torneo di serie A ma questo, come si suol dire in circostanze del genere, è tutta un'altra storia.