DUE PARTITE al Manzoni Così va il mondo al femminile

Daniel Harding dirige al Piermarini l’opera di Richard Strauss nell’allestimento firmato da Luc Bondy per Salisburgo ’92

«La scenografia è molto semplice. Protagonista è solo la parola, senza essere avvolta da frastornamenti di varia natura». A spiegarlo è la regista Cristina Comencini che, dopo il successo ottenuto a Roma, sbarca, da stasera, al Teatro Manzoni con la messinscena di Due partite: commedia divertente, a volte comica ma anche tragica nei suoi tratti ben definiti che dipingono la realtà del mondo femminile.
Il direttore della sala di via Manzoni, Raffaele Zenoni, presenta questo debutto come «un evento, perché solo il pubblico romano ha potuto finora apprezzare la bravura del cast».
Un’occasione particolare dettata anche dal fatto che siamo nella settimana della Festa della Donna e che sul palco protagoniste sono quattro fra le più apprezzate attrici del momento; una messinscena tutta al femminile che, come conferma, Cristina Comencini: «È un progetto che ha preso vita dalla mia scrittura, sviluppandosi con la mia forte esigenza di fondere, unire e far compenetrare la drammaturgia teatrale e la dimensione cinematografica. Negli altri Paesi questa è prassi ma da noi gli artisti sembrano scindere le due realtà».
Cosa vedranno gli spettatori del Manzoni?
«È come se fossero due atti unici - spiega la Comencini -, indissolubilmente legati. Quattro amiche da lungo tempo si trovano a confrontarsi, a confessarsi, il tutto mentre giocano a carte. Comicità ed emozioni scandiscono i vari argomenti trattati che si sviluppano intorno alla maternità e alla femminilità. Una solitudine interiore ed una sorta di frustrazione le contraddistingue. Condizione che si contrappone a quello delle figlie».
Nel secondo atto, dopo un ventennio, le madri sono, infatti, sostituite dalle figlie che si ritrovano sulla scena a scambiarsi ancora opinioni, come se il tempo non fosse passato. Ad esempio, Valeria Milillo vestirà nel primo atto i panni della passionale Sofia mentre nel secondo si ritroverà a dar volto alla figlia Rossana. «C’è uno stacco grandissimo fra madre e figlia - spiega l’attrice -. Sono due persone molto lontane tra di loro. Se la madre aveva un buon rapporto con il suo corpo, la figlia, invece, mette da parte la sua femminilità preferendo la carriera».
Sulla scena c’è anche Margherita Buy che interpreta Gabriella, una donna che ha deciso di rinunciare al suo talento di musicista per favorire la carriera del marito; un’eredità raccolta dalla figlia che, invece, è una donna felice della sua professione anche se viene considerata un «tappetino del marito».
Con loro recita anche Isabella Ferrari, che vedremo nei panni di Beatrice e di Giulia: «Dedico questo spettacolo a mia madre - dice la Ferrari - e a tutte le donne alle quali mi sono ispirata, portando in scena una femmina ingenua, ossessionata dal desiderio della maternità e della vita. La figlia Giulia ha una relazione con un uomo che non la vuole sposare e, soprattutto in occasione del lutto della madre, emerge una forza ed una intensità in lei che, ogni volta, mi consente di scoprire degli elementi nuovi».
Completa il poker di interpreti Marina Massironi. «È un’orchestra - racconta l’eclettica attrice -; faccio parte di un quartetto alle prese con una partitura precisa, una pièce di grande musicalità. Sono Claudia, una madre di tre figli che, apparentemente felice, sta in realtà scontando il tradimento del marito. La figlia Cecilia, invece, pur non avendo mariti e fidanzati vuole a tutti i costi un figlio».