Le due personalità della nuova V70 regina delle wagon

«Un buon design non si riconosce soltanto da come riesce a plasmare le forme di un’automobile. Ma anche dalla misura in cui contribuisce alla realizzazione di un prodotto facile da capire e intuitivo nell’uso. Un’automobile non funzionale non potrà mai essere bella».
A grandissime linee questa è la filosofia di Volvo, sottoscritta da Steve Mattin, chief designer delle auto svedesi dopo che Peter Horbury è stato chiamato a Dearborn per sovrintendere allo stile di tutte le vetture di Ford Motor Company. Inaugurato proprio da Horbury nel 1998 con la prima generazione della S80 e la reinterpretazione in chiave moderna delle «larghe spalle» tipiche dei modelli 140 e 240, il nuovo corso stilistico della casa svedese trova continue conferme in ogni nuovo modello. «Le station wagon, le autentiche “estate”, sono state e restano un patrimonio del marchio. Il nostro compito, quindi, è quello di preservarlo, raffinando il design senza alterarne lo spirito ma accrescendo funzionalità e appeal». Queste le linee guida dettate da Mattin al suo staff al momento di mettere mano allo sviluppo della nuova V70, vettura che ha poi così commentato di fronte al modello definitivo: «La V70 attuale, completamente nuova, ha dimensioni molto equilibrate e riesce a esprimere una doppia personalità, una funzionale e l’altra decisamente sportiva, caratteristiche che cerchiamo di imprimere in ogni nostro modello».
Il compito assegnato è stato portato a termine con successo, perché il dinamismo della nuova V70, trasmesso anche alla gemella 4x4 XC70, è percepibile fin dal primo sguardo ed è stato ottenuto senza scendere a compromessi in fatto di sicurezza: quella passiva, quella attiva e quella dedicata alla salvaguardia dei pedoni, aree storiche che il nuovo corso di Volvo non ha in alcun modo compresso. Viene poi il «family feeling», sempre più curato dagli svedesi, che trova i suoi punti di forza sia nella grande calandra ovale con le linee verticali cromate e attraversata dalla sacra diagonale al centro della quale, da alcuni mesi, è tornato il marchio originale che rappresenta il simbolo alchemico del ferro, sia nella coda, con i grandi gruppi ottici sagomati dalla linea di cintura che si chiude nei grandi portelloni. È questo l’elemento oggi più caratterizzante, che verrà ulteriormente sviluppato sui prossimi modelli (li attendiamo numerosi vista la vitalità di Volvo) della casa svedese: «Oggi si può riconoscere facilmente una Volvo a 50 metri di distanza; presto ciò sarà possibile a cento metri e più», parola di Steve Mattin, forse fin troppo modesto, nel più puro stile scandinavo.