«Due pesi e due misure per i magistrati di Napoli»

da Milano

In un documento in partenza per il Csm chiedono una sola cosa: «Lasciateci lavorare in pace». Così alcuni magistrati del Tribunale del riesame di Napoli reagiscono allo choc subito dopo aver scoperto sei microspie addirittura nel «sancta sanctorum» della camera di consiglio. E gli avvocati della città annunciano per venerdì una giornata di sciopero e un’assemblea sull’incredibile vicenda.
Dottor Angelo Di Salvo, cominciamo dall’inizio: le microspie sono state installate dalla procura di Roma ma i magistrati della capitale negano di avere mai intercettato la camera di consiglio del Tribunale del riesame di Napoli.
«È un’affermazione ridicola. Ho visto con i miei occhi le microspie che si trovavano nella stanza 13/A del 5° piano della Torre C del Palazzo di Giustizia di Napoli, dove abitualmente si svolgono le nostre camere di consiglio. È certamente grave che siano state installate le microspie, ma è ancora più grave che tutto ciò sia accaduto ad insaputa del procuratore generale Vincenzo Galgano, responsabile della sicurezza del Palazzo di Giustizia di Napoli, addirittura “dimenticando” le microspie nella nostra camera di consiglio per oltre un anno dopo la loro ufficiale disattivazione, avvenuta sin dal 22.7.2004. Pazzesco! A tacer d’altro, si tratta di una clamorosa carenza di professionalità».
In realtà la Procura di Roma indaga sul coordinatore del Tribunale del riesame Gianpaolo Cariello.
«La ciliegina sulla torta è stata la perquisizione-show del 22 luglio scorso con il procuratore Italo Ormanni, che indossava una vistosa pistola nella cintola dei pantaloni ed i giornalisti (preavvisati da chi?) in attesa nei corridoi degli uffici del Tribunale del riesame».
Cariello è accusato di corruzione in atti giudiziari. Le pare poco?
«Il teorema costituisce una vera e propria “perla”: il presidente del Tribunale del riesame di Napoli sarebbe il corrotto ed i giudici del riesame, non indagati, lo asseconderebbero e sarebbero tanto sprovveduti da favorire la camorra con le loro decisioni, senza nemmeno accorgersene, addirittura anche nelle udienze cui non partecipava il presidente. Cariello, in tal caso, anche se in ferie, influenzava - con i suoi poteri paranormali - le nostre decisioni in senso favorevole alla camorra!».
Adesso?
«Abbiamo bisogno di serenità per lo svolgimento del nostro lavoro. Basta con questo stillicidio di infamie. Abbiamo anche chiesto ai titolari dell’azione disciplinare di valutare l’esistenza di eventuali illeciti sia in relazione alle intercettazioni abusive, sia in relazione alla divulgazione alla stampa di atti segreti».
Galgano lancia l’allarme: «Credo ci siano - ha detto - finalità concorrenti rispetto a quelle giudiziarie». Ha ragione?
«Sono d’accordo con il procuratore generale Galgano: in questa indagine di chiacchiere ce ne sono tante e di fatti pochi. Aggiungo io, che di fatti concreti e riscontrati non vi è nemmeno l’ombra. Emerge una vera e propria orchestrata complicità tra inquirenti infedeli, che hanno divulgato atti che dovevano rimanere coperti dal segreto ed i giornalisti, che hanno pubblicato le sole parti che essi hanno deciso di divulgare. Tale connivenza è davvero inquietante».
Inquietante?
«Sarebbe auspicabile che le indagini nei confronti di magistrati ed avvocati napoletani, coordinate dal procuratore aggiunto Ormanni, fossero caratterizzate dalla stessa riservatezza e dal medesimo silenzio mediatico che hanno connotato le indagini a carico del magistrato napoletano Paolo Mancuso, peraltro espletate dalla medesima Procura di Roma».
Due pesi e due misure?
«Si corre il rischio che il cittadino medio pensi a due “trattamenti mediatici” differenziati, uno per Paolo Mancuso, magistrato della sinistra giudiziaria, ed un altro per il presidente del Tribunale del riesame di Napoli Gian Paolo Cariello, che ha il solo torto di essere un magistrato garantista e rispettoso delle regole. Così si tenta soltanto di delegittimare il Tribunale del riesame di Napoli, ufficio che non si è mai appiattito sulle posizioni della procura. A chi giova tutto ciò? E poi occorre verificare minuziosamente le parole dei pentiti. Uno di loro ha dichiarato che il proprio padre avrebbe consegnato al presidente Cariello, per il tramite di un inesistente notaio, una “natura morta” del Botticelli. Non sapeva che le prime nature morte sono state dipinte oltre un secolo dopo la morte del Botticelli. Perché questo pentito bugiardo continua allora a spassarsela a spese di noi contribuenti?».