Due primedonne danno voce all’amore impossibile di Romeo e Giulietta

Mariella Devia e Sonia Ganassi, due artiste eccezionali, due voci straordinarie del panorama lirico internazionale firmano l'opera inaugurale del cartellone lirico del Carlo Felice.
«I Capuleti e i Montecchi», tragedia lirica in due atti di Vincenzo Bellini (ultima rappresentazione scenica genovese nel 1996) apre la stagione venerdì sera, diretta dal maestro Donato Renzetti, con un cast d'eccezione; accanto al soprano Devia (Giulietta) e al mezzosoprano Ganassi (Romeo), il basso bulgaro Deyan Vatchkov (Capellio), il tenore argentino Dario Schmunck e il basso trentino Nicola Ulivieri. Più un cast di giovani cantanti selezionati nell'ambito del «Laboratorio Lirico Junior» (il soprano Sara Cappellini Maggiore, il mezzo Angela Nicoli, il tenore Enrico Iviglia) che debutteranno nello spettacolo pomeridiano del 4 novembre, dando il via a quell'ambizioso progetto del teatro genovese di costituire nel corso degli anni una compagnia semi-stabile fatta di giovani talenti ancora sconosciuti al mondo dello spettacolo.
L'inizio sembra promettente, calando per ora il sipario sulle passate agitazioni sindacali e sulle recenti dichiarazioni del ministro Sandro Bondi che tra paure e fraintendimenti avevano fatto temere un'ennesima minaccia alla vita del teatro. E invece pare che addirittura il ministro sarà in sala a godersi la «prima», mettendo così fine alle polemiche della scorsa settimana sulla destinazione delle risorse del fondo unico dello spettacolo e sancendo una pace fatta col sindaco Marta Vincenzi.
Ma passiamo all'opera, scritta nel 1830 in poco più di un mese dal giovane Bellini, che attinse in parte - però riadattandola - alla musica di opere precedenti; il libretto è di Felice Romani e si basa non sulla tragedia di Shakespeare, ma su un'ampia tradizione letteraria italiana, in primis una novella di Matteo Bandello del 1554.
Nella imminente produzione genovese, allestimento dell'Opera Bastille di Parigi, avremo un finale però shakesperiano: la regia di Robert Carsen (ripresa da Emmanuelle Bastet) prevede che Giulietta si uccida pugnalandosi, non che muoia d'amore come indicato nel libretto.
Per quanto riguarda invece il ruolo del mezzosoprano en travesti, cioè il personaggio maschile interpretato da una donna, questa non è affatto una scelta registica, come erroneamente si può credere, né tantomeno una tradizione dell'epoca (nel 1830 tale prassi era ormai quasi in disuso), bensì una decisione del compositore; scelta artistica che da un lato gli procurò aspre critiche di chi voleva ormai un teatro più drammatico, lontano dai canoni estetici settecenteschi (primo fra tutti Berlioz), ma che d'altro canto permise la stesura di pagine musicali meravigliose, che il dialogo di due timbri femminili valorizza in dolcezza e luminosità.
Ecco il perché di due primedonne, insieme, sullo stesso palcoscenico, caso non unico, ma senza dubbio raro.