Due scarpe e la celebrità: eroe il reporter anti-Bush

Il mondo arabo festeggia il "ribelle". Iracheni in piazza contro gli Usa ispirati dal giornalista che ha contestato il presidente. E che ora rischia 7 anni. Rapito dagli sciiti un anno fa, era ossessionato dalle vittime della guerra

Le avesse tirate a Saddam sarebbe già nel mondo dei più, ma le ha lanciate a George W. Bush e dunque non solo è vivo, ma è pure un eroe. Anzi di più, è il Saladino redivivo, il simbolo della nuova guerra delle scarpe all’odiato liberatore americano. Da ieri volto e nome del giornalista sciita Muntazer al Zaidi campeggiano sui quotidiani del mondo arabo, le televisioni fanno a gara nel ritrasmettere la doppietta di cuoio scagliata in faccia al presidente americano, le radio ritrasmettono l’ululato di rabbia a lungo covato «Eccoti il bacio d’addio cane».

Certo il cane Bush, come lo chiama lui, era ben sveglio, ha schivato il mocassino numero uno, ha ignorato quello volatogli sopra la testa, ha chiuso il fuori programma spiegando di aver visto solo “un bel paio di 44”, di non sentirsi minacciato e di non aver capito una parola di quel che urlava l’infuriato Muntazer. Poi è volato a Kabul, ha incontrato il presidente Hamid Karzai ha ammesso le difficoltà di una guerra ancora lunga e difficile, ma ha anche ricordato che in Afghanistan, come in Irak, la gente è molto più libera di quanto non lo fosse ai tempi dei talebani o di Saddam Hussein. Verità lontane. A Bagdad George W. Bush non se lo fila più nessuno. In Arabia Saudita qualcuno già celebra la giornata internazionale della scarpa in faccia. E a Bagdad il giornalista Muntazer al Zaidi viene salutato come l’ultimo, autentico liberatore. In Libia la figlia di Gheddafi gli ha promesso un premio, i giornalisti tunisini hanno chiesto la sua immediata liberazione.

Un anno fa venne rapito, massacrato di botte e rilasciato dalle milizie sciite, ma di lui non parlò nessuno. Oggi è l’uomo del giorno. Magari rischia veramente sette anni di galera, ma a giudicare dal numero di sostenitori catapultatisi in piazza per pretenderne l’immediata liberazione non resterà in gattabuia troppo a lungo. «Se il giudice non infierisce e lo incrimina per una semplice aggressione se la cava con due anni e magari anche solo con una multa», ammette il penalista iracheno Tariq Harb. Su un veloce rilascio, nonostante il governo del premier Nouri al Maliki punti all’incriminazione per vandalismo, scommette anche il fratello Udai al Zaidi: «Il gesto di Muntazer riempie gli iracheni d’orgoglio, tutti vorrebbero esser al suo posto, lui quando si rivolge agli orfani ricorda sempre le colpe di Bush e tutti qui sono pronti a difenderlo».

A rigor di codice i sette anni di galera previsti per chi premedita un’aggressione potrebbero starci tutti. Colleghi e conoscenti di Muntazer ammettono che il giornalista, famoso per il vezzo di ricordare ad ogni piè sospinto i morti provocati dall’invasione, meditava gesti e proteste sensazionali. Di certo c’è riuscito. Con quell’uno-due di mocassini, con quel gesto considerato dalla cultura araba come il peggior insulto all’avversario, Muntazer s’è conquistato un posto nella storia e nel cuore di tanti arabi. Il primo a capirlo è Kalil al Dulaymi, il legale famoso per aver difeso Saddam e solertissimo nel promettergli assistenza e patrocinio gratuiti. «Io e oltre 200 avvocati iracheni e stranieri siamo pronti a difendere gratuitamente il nostro eroe Muntazer al-Zaidi, la nostra linea difensiva si basa sul principio che gli Stati Uniti occupano l’Irak e quindi – discetta il legale - ogni forma di resistenza è legittima, compreso il lancio delle scarpe». Mentre il legale lo spiega qualcuno già lo pratica. A Sadr City - cuore della comunità sciita di Bagdad - migliaia di fedeli del leader estremista Muqtada al Sadr bruciano le bandiere americane, pretendono la liberazione dell’eroe al Zaidi e si sgolano eccitati al ritmo del nuovo slogan di rivolta: «Bush, Bush ascolta bene due scarpe in testa ti son volate».

Sui marciapiedi della città santa sciita di Najaf la gente fa la fila per bersagliare con sandali e mocassini bucati i blindati americani. A dar retta ad Al Bagdadia, l’emittente per cui lavora Muntazar, il gesto del giornalista e dei suoi emuli esprime la voglia di democrazia e libertà promesse agli iracheni e non meritano né condanne, né sanzioni. «Il gesto del nostro Muntazar sarà la prova del nove, la sua detenzione o la sua ingiustificata detenzione - spiega il portavoce dell’emittente Abdul Hamid al Salae - ci faranno capire l’attitudine del governo e dei suoi alleati americani».