Due secoli e non li dimostra

Due secoli sono passati dalla prima rappresentazione de «La Cambiale di Matrimonio» di Gioachino Rossini, che sabato sera ha festeggiato in grande il suo duecentesimo compleanno al Teatro Chiabrera di Savona, tra gli applausi scroscianti della platea. Chiusura spumeggiante della stagione autunnale dell'Opera Giocosa, che per ora cala il sipario sulla lirica in città, in attesa dell'estate alla Fortezza del Priamar; e che dimostra una volta di più il suo vero tratto distintivo, quello cioè di eccellere nella proposta e nell'esecuzione di partiture rare o poco note. Opera freschissima e divertente, la «Cambiale» da quel lontano 3 novembre 1810 (il compositore aveva appena 18 anni) non ha perso in arguzia, incisività e brillantezza, perfettamente godibile in qualsiasi epoca e a qualsiasi età. Caratteristiche che la regia ironica e briosa di Elisabetta Courir ha sottolineato con intelligenza e discrezione, supportata da una scena essenziale per il salotto «semplicemente elegante» - nudi pannelli scorrevoli, qualche sedia e pochi altri accessori - e arricchita con gusto dai costumi spiritosi e perfettamente coordinati: un tripudio di strisce di sapore marinaresco, pallini e ombrelli vezzosi, all'insegna del bianco e del nero, col guizzo spiritoso del rosso «canadà». Il tutto assecondato dall'orchestra (Sinfonica di Savona), che Giovanni Di Stefano ha diretto con il giusto spirito e con precisione, trovando globalmente il corretto equilibrio tra buca e palcoscenico.
Bravi gli interpreti ad entrare nei rispettivi personaggi e a restituire colore e anima dell'operina rossiniana: Salvatore Grigoli (Sir Tobia Mill), Leonardo Alaimo (Edoardo Milfort), Domenico Colaianni (Slook), Carlo Prunali (Norton), Dionisia Di Vico (Clarina). Una lode particolare a Linda Campanella (Fanny), che alla disinvolta presenza scenica ha aggiunto una notevole abilità tecnico-vocale, in una parte non certo agevole e degna invece di alcuni passi del Rossini maturo.