Due secoli sotto il segno delle donne

A Novi Ligure centottanta ritratti dall’Ottocento all’Avanguardia: così gli artisti italiani hanno interpretato i volti dell’«eterno femminino»

Dire Eva per dire donna. Oltre il tempo e le mode, ma dentro la storia sempre. Come forza, come amante, madre, operaia, contadina, annoiata borghese, artista, sogno di carne. Catturata e fissata sulla tela, creatura mutante. Corpi diversi, esili, acerbi, abbondanti, morbidi, sodi, pose rigide, facce austere, gaudenti, ma soprattutto occhi. Ne «I volti di Eva. Donne nell’arte italiana tra ’800 e Avanguardia», centottantanove opere in mostra a Novi Ligure nel Museo dei Campionissimi fino al 2 aprile 2006, sono gli sguardi a sorprendere, la voglia di raccontare l’anima femminile.
Sezioni differenti, stili e periodi diversi, visioni intimiste, naturalismo agreste, simbologia, realtà nuda, scomposizione del corpo femminile. Ritratti come istantanee che immortalano l’eleganza come per la giovane donna con Il vestito rosso di Carlo Strata o la moglie di Ubaldo Oppi, icona dalla pelle chiarissima circondata da un nero totale. E le bellissime Mariuccia di Alessandro Gallotti e Natascia di Giorgio De Chirico. Primi piani come la vitale Angelica Cravcenko, faccia da zingara rubiconda, labbra rosse e fiore sul petto, dipinta da Anselmo Bucci.
Volti e mondi distanti, donne che appartengono a classi sociali diverse ma possono vivere lo stesso dolore. Per esempio la solitudine, che accomuna la splendida Donna dell’emigrato di Giuseppe Pellizza da Volpedo a la Pensierosa di Giuseppe De Nittis. Seduta la prima, con la lettera del suo uomo abbandonata sulle gambe, la testa chinata in avanti, quasi colta da un torpore o un colpo di sonno. Senza lacrime. Seduta è anche l’altra, rapita da una musica che crea pensieri, suonata da un pianista fuori scena.
Si incontrano popolane come quelle di Antonio Mancini o Daniele Ranzoni, che in fatto di sensualità non hanno niente da invidiare alle sofisticate dame di Giovanni Boldini. Come la bellezza della Fruttivendola di Eleuterio Pagliano è pari al ritratto che Boldini fa di Lina Cavalieri. Venditrice di ortaggi o cantante, Eva si racconta attraverso lo sguardo degli uomini. Sguardo che la spoglia per andare più a fondo, vagando sulla superficie della carne, fermandola la maggior parte delle volte in pose languide e invitanti, come fa Paolo Vallorz con l’erotica Nicole.
I nudi di Riccardo Schweizer, invece, sono come rocce, hanno la consistenza dei monti, poco accessibili, vulcani spenti. Cagnaccio di San Pietro dà spazio al fisico in erba di un’adolescente che nel nitore di un paesaggio irreale beve acqua di fonte, sotto il canto delle rondini. Ad abbeverarsi c’è anche la femmina di Giuseppe Cominetti, china e assetata come una belva. Niente turbamento dei sensi per Carlo Carrà che, memore della lezione di Giotto, ci regala una donna solida come un mobile, una presenza totemica e assente.
Curiosa la bella zingara semivestita di Primo Conti, una mora dalla pelle chiara, con mani grandi rispetto al corpo, scure, estranee. Mani di un’altra donna. Rassicuranti sono le lavoratrici, le complici e le amiche: quelle in preghiera in chiese buie dove spiccano solo i manti bianchi che hanno sulla testa, quelle al sole in riva al mare, nei colori del mercato, affaticate nei campi. Poco rassicuranti sono le donne capaci di fuggire, sia che siano mistiche come la monaca di Guarlotti, in fuga dal mondo, sia che siano mondane, come la sconosciuta di Balestrieri, infreddolita nella notte con la sua valigia in mano.
Inquietante è Felice Casorati con Persone, un quadro che è un’istantanea e vede ognuno assorto nel proprio pensiero: una nonna beata al centro (forse è la sua festa), un uomo che legge un libro, quattro donne che guardano in direzioni diverse, una bimba nuda sul seggiolone, di schiena, accucciata come dopo un capriccio. Tutti attorno a una tavola e, ai piedi, un micio grigio che riposa. Un pigro dopopranzo.
Poesia inalterata per la donna-madre. Splendido il ritratto a matita, inchiostro e tempera fatto da Umberto Boccioni che nel 1907, a settembre, disegna la propria mamma. Tenerezza e austera compostezza negli Affetti di Giacomo Balla, dove in una luce soffusa un bimbo biondo legge davanti alla madre che segue la lettura. Dedicato alla famiglia italiana è l’olio di Cesarina Seppi. Unica pittrice. Nel 1940 ritrae una sorta di sacra famiglia al lavoro nel verde e un padre che consegna una spiga matura al figlio.
LA MOSTRA
I volti di Eva. Donne nell’arte italiana tra ’800 e Avanguardia.

Novi Ligure, Museo dei Campionissimi.
Fino al 2 aprile.