Le due settimane di pressing dei vescovi

Andrea Tornielli

da Roma

La battaglia referendaria è stata aspra, a tratti accesissima e la Chiesa cattolica italiana vi ha giocato un ruolo decisivo. Qualcuno poco addentro alle dinamiche vaticane si attendeva che Benedetto XVI accennasse al tema della difesa della vita anche all’Angelus di ieri, ma il Papa – che già in due occasioni aveva fatto sentire in modo significativo la sua voce – si è regolato secondo la tradizione di sempre. Il dato dell’affluenza alle urne viene seguito con attenzione ed è stato accolto con soddisfazione nei sacri palazzi e ai vertici della Conferenza episcopale italiana, anche se nessuno, com’è ovvio, vuole sbilanciarsi o fare commenti su una partita ancora tutta da giocare e il cui vero esito sarà noto soltanto dopo le 15 di oggi, alla chiusura dei seggi.
Se la strategia della Cei è stata quella di lasciare ai laici del Comitato «Scienza e Vita» la prima fila nella campagna referendaria, la gerarchia ha sapientemente dosato le prese di posizione nelle ultime settimane. Al di là delle singole interviste di porporati e prelati, la Cei ha dosato appuntamenti e interventi.
Il 27 maggio, al Congresso eucaristico nazionale di Bari, sotto la presidenza del cardinale Camillo Ruini e il coordinamento del direttore di Avvenire Dino Boffo si sono riuniti i leader delle associazioni e dei movimenti cattolici.
Nessuno degli intervenuti ha citato esplicitamente il referendum (non era quello il tema proposto all’incontro) ma lo hanno fatto soprattutto il moderatore e, in modo molto più soft, il presidente, che ha ringraziato le organizzazioni del laicato cattolico per l’impegno unitario in favore dell’astensione. Ciò che è avvenuto in questi mesi è, nell’ottica dei vertici della Conferenza episcopale, uno dei frutti del riavvicinamento (o se si vuole della «riappacificazione») tra l’Azione cattolica e Comunione e liberazione, avvenuta lo scorso agosto al Meeting di Rimini: movimenti e associazioni, pur con diverse storie e sensibilità, si ritrovano a lavorare insieme quando sono in gioco le grandi questioni etiche.
Nei giorni di Bari, sia il cardinale Giovanni Battista Re, che soprattutto il patriarca di Venezia Angelo Scola hanno rilasciato dichiarazioni e interviste per fornire le ragioni del non voto. Appena tre giorni dopo l’appuntamento barese il laicato cattolico, la mattina di lunedì 30 maggio, è sceso in campo per la prima volta il Papa, che ha manifestato la sua vicinanza ai vescovi italiani e ha detto di condividere la loro azione per illuminare le coscienze in occasione del referendum. Appena due ore prima dell’intervento papale, lo stesso cardinale Camillo Ruini aveva dedicato quasi una pagina e mezza della sua prolusione a rispondere alle obiezioni sollevate contro la posizione astensionista dal fronte del «sì» e da alcune frange del dissenso cattolico.
L’attenzione del presidente della Cei è stato quello di non esasperare i toni, ma di offrire delle ragioni e delle motivazioni. La settimana successiva, sempre a Roma, a meno di una settimana dal voto, si è celebrato un convegno diocesano sulla famiglia, aperto dal Papa e chiuso da Ruini. Nel suo discorso, Ratzinger non ha citato esplicitamente il referendum, ma ha detto che la vita non si può «manipolare». È stato il secondo «aiuto» concreto che Benedetto XVI ha dato all’episcopato in vista del referendum. Infine, a tre giorni dall’apertura delle urne, l’ultimo intervento di Ruini, il quale ha spiegato nuovamente e brevemente la posizione della Chiesa. Un «timing» certamente non causale. Ieri mattina a Loreto si è concluso il pellegrinaggio Macerata-Loreto, al quale hanno partecipato anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta e il nuovo presidente dell’Azione cattolica Luigi Alici. E in queste settimane si è sviluppato in vari modi il lavoro delle diocesi e nelle parrocchie, attive anche nella giornata di ieri, un lavoro sostenuto dai mezzi di comunicazioni cattolici: in prima fila Radio Maria, che può contare su sei milioni di ascoltatori. Un esempio per tutti, la Messa celebrata dal cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede) che ieri a Mortara, nel Vigevanese, celebrando il sessantesimo anniversario della morte del partigiano «bianco» Teresio Olivelli ha parlato della necessità che i cristiani sappiano anche oggi andare controcorrente per affermare i valori in cui credono e ha citato l’impegno in favore della vita.