Le due sinistre della cultura a Genova

(...) Fra i partecipanti al dibattito, quasi nessuno (solo uno, come vedremo) ha comunicato l’intenzione di seguire Mancuso. Anzi, alcuni insospettabili di intelligenza con il nemico, come Eugenio Scalfari, e anche alcuni insospettabili di intelligenza tout court, come altri autori di sinistra Mondadori e Einaudi, hanno già fatto sapere che si guardano bene dall’emigrare lontano da Segrate e da Torino. E, tanto per dire, nemmeno Mancuso ha ancora deciso cosa fare.
Anche molti fra gli autori liguri, di nascita o d’adozione, come Pietro Citati, che riesce a raggiungere splendide vette di poesia e di dolcezza quando racconta della sua giovinezza a Cervo Ligure, hanno spiegato con chiarezza il loro: hic manebimus optime. Del resto, se Mondadori gli ha sempre lasciato scrivere quello che volevano e ha dato loro le condizioni migliori per lavorare, perchè dovrebbero cambiare casa? Per il contenzioso fiscale che non piace a Repubblica? Ma su, siamo seri.
Del resto, l’immagine di come si possa essere ottimi intellettuali - magari anche di sinistra - e lavorare per le case editrici di Berlusconi è Ernesto Franco, genovesissimo numero uno della Einaudi. Nel catalogo dello Struzzo, Franco fa convivere voci diversissime e anche ferocemente antiberlusconiane, ma non per questo nessuno ha mai messo in dubbio il suo livello culturale. E, anche pubblicando autori ferocemente antiberlusconiani, Franco ha dimostrato di non mandare il cervello all’ammasso, facendosi usare da altri editori, come quando alcune case editrici rivali promossero l’appello anti-legge bavaglio.
Insomma, gente come Ernesto Franco - che ho avuto la fortuna di conoscere e di leggere quest’estate a Lerici, nell’ambito di Mondomare Festival, splendido esempio di incontro e contaminazione fra culture diverse - è la perfetta dimostrazione che l’indipendenza e la libertà uno se le conquista giorno per giorno. Con il lavoro, non con l’esibizione del modello Unico del proprio editore o con la visura camerale che certifica la proprietà azionaria. Anche perchè, se così fosse, come spesso accade, quelli che rischiano di più sarebbero i moralisti, a cominciare da alcuni autori che scrivono su Repubblica.
Non ho la minima idea di cosa voti Franco e, se dovessi scommettere una lira o un euro, direi che sceglie la sinistra. Ma, francamente, non mi interessa nulla. Credo che per lui parli il suo lavoro e l’unica emigrazione che penso che gli pesi non è quella alla Einaudi berlusconiana ma non berlusconizzata, ma è quella da Genova a Torino, con l’unica consolazione di avere una compagna di vita di un fascino e una simpatia davvero notevoli.
Eppure, in tutta questa storia, uno che ci è cascato, uno che ha aderito al boicottaggio ipotizzato (ma non praticato) da Mancuso, c’è. Ed è di Genova, ed è don Andrea Gallo, che non pubblicherà più libri per Mondadori, nonostante pure lui abbia raccontato di non avere mai subito pressioni di nessun tipo dalla casa editrice di Segrate.
Alla Mondadori se ne faranno una ragione. A don Gallo ha risposto dalle colonne del Secolo XIX Antonio Pennacchi, autore di Canale Mussolini, il libro che ha vinto il premio Strega, che è anche iscritto al Pd. Insomma, più comunista che fascio: «Io sono inca... come una bestia. Penso a Mancuso e dico: ma come ti permetti, ma chi sei? Ma vergognati. E anche don Gallo può andare affa...Io sono andato a lavorare a tredici anni nella campagna, sono stato in officina sino a cinquanta... Ma questi di cosa parlano? Che andassero a lavorare...».
Praticamente il riassunto del perchè una certa sinistra, non la sinistra dei Franco e dei Citati (se sono di sinistra), perderà sempre.