Due sorelle mandano in pensione la Radcliffe

Tripletta etiope nei 10.000 femminili: oro e bronzo alle Dibaba. Ennesima delusione per l’inglese che crolla nel finale

Nostro inviato a Helsinki

Sa le lingue, ma non sa vincere. Un’altra storia impietosa per Paula Radcliffe, l’inglese signora delle corse della sofferenza, che parla almeno cinque lingue, capace di attanagliare gli occhi di tutti sulla pista e davanti al video, per quel suo modo di correre e soffrire che spinge a pregare per lei il Dio della corsa. Anche stavolta qualcuno non ha guardato in basso e Paula è andata a sbattere contro il muro della sofferenza, dell’indifferenza della sorte e di tre maglie verdi siglate Etiopia. Sconfitta e bastonata nei 10mila ai quali aveva affidato il riscatto. Ora ci riproverà nella maratona.
La Radcliffe aveva pianto ad Atene, nella corsa della vita: 35 km prima di mollare tra lacrime e desolazione. Olimpiade da dimenticare, dimensioni che sono diventate disastrose quando, cercando conforto nei 10mila, Paula ha dovuto alzare le braccia dopo 6,5 km. Meglio dimenticare. Quest’anno ha vinto la maratona di Londra, dove tutti l’hanno vista dietro un cespuglio a braghe giù. Scherzi della pancia. Non proprio un bel colpo d’immagine. Quasi un diavolo inseguisse ogni sua storia.
E ieri sera, sotto l’acqua fredda di Helsinki, è ricomparso il fantasma. Non quello di Monaco dove, sotto un diluvio universale, la Radcliffe vinse il titolo europeo sfiorando il record mondiale. Stavolta il fantasma ha preso la forma di due sorelline tutto pepe, accompagnate dalla terza incomoda: Tirunesh e Ejagayehu Dibaba, etiopi di classe e dalle gambe di ferro. Paula ha guidato la gara per cinque km, poi ha cominciato a perdere colpi e ritmo: cinesi, giapponesi e tre etiopi si sono alternate in testa alla corsa, finchè l’inglese non ha provato l’ultimo spunto dell’orgoglio. È stato un segnale per Tirunesh Dibaba, sua sorella Ejagayehu (argento dei 10mila ad Atene) e Berhan Adere, campionessa uscente di specialità. Paula è scivolata indietro amaramente. Le sorelle sono scappate come leprotti ai 9200 metri: lotta in famiglia prima che Tirunesh, talento di casa, campionessa mondiale dei 5000 a 17 anni, oggi campionessa sulla distanza doppia a 19, infilasse la volata che ha stroncato la Adere. La trappola ha funzionato, non a caso le sorelle avevano i migliori tempi dell’anno. Tirunesh ha chiuso in 30’24”02, non un tempone, e ora si prepara per l’accoppiata nei 5000, impresa riuscita a nessuno fra uomini e donne ai mondiali. Idea da leggenda per pareggiare due mostri del mezzofondo: qui Zatopek raddoppiò i successi olimpici nel 1952 e Vaatanen quelli europei nel 1971, facendo gara simile ai 10mila di ieri e battendo un altro inglese, David Bedford, non proprio segnato dal dio del successo. Ora capirete perchè Alberto Cova, che qui vinse i 10mila del 1983, ieri mattina prima che chiunque entrasse nello stadio, si è infilato in pista, si è inginocchiato sul traguardo e l’ha baciato come un oracolo.