Due sposi fra ambulanze, feriti e carri funebri

L’emergenza scatta durante il matrimonio. Sul prato si danno da fare psicologi e medici

Chiara Campo

Trovarsi in mezzo al film di un attacco kamikaze, nel giorno più bello. È capitato a una giovane coppia che si è sposata ieri mattina all’Arena Civica. Lancio del riso, tanti auguri, foto coi parenti, mentre sullo sfondo compare una lunga fila di ambulanze, jeep e, come se non bastasse, pure tre carri-funebri. Allegria. Ma hanno fatto buon viso a cattiva sorte: un domani - ma si spera non ce ne sia bisogno - potrebbero ringraziare anche loro polizia locale e protezione civile che si sono «allenati» ad affrontare un attacco terroristico. Fuori dall’Arena, infatti, il piano di emergenza ordina di allestire un centro di accoglienza e assistenza psicologica per le vittime di un attentato che non presentino ferite.
Quando scatta l’ora X, i responsabili della centrale operativa allestita dalla Protezione civile del Comune, Franco Vismara e Domenico Monopoli - sempre in collegamento con 118 e prefettura -, compongono in fretta i numeri degli operatori comunali reperibili 24 ore su 24: cinque responsabili dei servizi sociali (famiglia, anziani, minori, stranieri e disabili), l’obitorio civico che invia 3 carri funebri, l’istituto di medicina legale dell’Università degli studi e l’Amsa. «In caso di bisogno - spiega Vismara -, nell’Arena, dotata di servizi igienici, verrebbe allestita una tendopoli». Alcune unità della protezione civile - in tutto erano in campo 70 uomini, tra volontari e no - durante il test, hanno finto di trasportare gente nei punti di raccolta: gli istituti scolastici Ruffini, Giusti e Sant’Orsola e la sede della protezione civile di via Barzaghi. Compito dei servizi sociali, anche se ieri fisicamente non è arrivato nessuno da soccorrere, sarebbe stato censire gli sfollati, ricongiungere i bambini che nella confusione hanno perso la mamma o viceversa, trasferire le persone nei centri di accoglienza. «Sarebbe utile la presenza di interpreti per comunicare con gli stranieri», ammette un’operatrice. Manuela Dolci, psicologa volontaria, spiega che «anche gli operatori della protezione civile seguono corsi base per saper trattare con chi si trova in stato di shock»». Compito degli psicologi dell’emergenza invece «gestire gli stati di panico, dare informazioni tranquillizzanti, ma veritiere». Marco Grandi e Cristina Cattaneo, responsabili dell’istituto di medicina legale, spiegano infine «eventuali cadaveri verrebbero trasportati in obitorio per gli esami di identificazione. In un luogo diverso, sarebbero riunite le famiglie che hanno denunciato una scomparsa perché forniscano ogni possibile informazione».